Luca Spada, il Racis delinea il profilo "seriale e ossessivo": il processo per la morte di Deanna Mambelli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Luca Spada, ex autista e operatore soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, si trova in carcere dall'11 aprile scorso con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Il prossimo 15 ottobre, in Corte d'Assise a Forlì, si aprirà il processo che lo riguarda per la morte di Deanna Mambelli, 85enne deceduta il 25 novembre 2025 durante un trasporto sanitario cosiddetto secondario, ovvero una movimentazione programmata per una paziente che non presentava rischi immediati per la propria salute.

L'imputazione scatta quando, poco dopo la partenza dall'ospedale Pierantoni-Morgagni, l'anziana si sentì male. Secondo il referto dell'autopsia eseguita dal medico legale Donatella Fedeli, la causa del decesso sarebbe da ricondurre a un'embolia gassosa provocata dall'insufflazione di aria nel sistema venoso attraverso un accesso endovenoso, mentre Spada si trovava nel vano posteriore dell'ambulanza insieme alla donna.

Il quadro investigativo e le altre cinque morti sospette

L'indagine della Procura di Forlì, avviata nel settembre 2025 e coordinata dal capo dell'ufficio Enrico Cieri e dal pm Andrea Marchini, non si limita al caso della Mambelli. Gli accertamenti proseguono in un fascicolo separato su altri cinque decessi avvenuti durante i turni di Spada o in conseguenza di malori quando lui era presente: Mirella Montanari, Francesco Mario Scavone, Edoarda Gasperini, Vincenzo Pesci e Vittorio Benini, tutti tra i 69 e i 98 anni, deceduti tra il 13 febbraio e il 13 ottobre 2025.

Per questi episodi il giudice per le indagini preliminari non ha riconosciuto la gravità indiziaria necessaria a estendere la custodia cautelare, ma la Procura continua a indagare. La difesa, rappresentata dagli avvocati Marco Martines e Gloria Parigi, sottolinea come nel processo già calendarizzato il proprio assistito non sarà imputato come serial killer, ma unicamente per la morte della Mambelli.

Le chat macabre e i selfie davanti alle bare

Uno degli elementi che hanno maggiormente colpito gli inquirenti riguarda i contenuti recuperati dalle chat frequentate da Spada tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025. L'ex soccorritore avrebbe condiviso con alcuni colleghi immagini di bare, carri funebri, riesumazioni e forni crematori, spesso accompagnandole con commenti scherzosi. Una collega ha consegnato agli investigatori diversi screenshot: in una fotografia Spada appare sorridente davanti a quattro casse funebri, in altre compaiono una bara aperta durante una riesumazione e altri mezzi del settore funebre.

Gli investigatori hanno anche approfondito la sua collaborazione con un'impresa di onoranze funebri di Meldola, svolta senza un rapporto di lavoro formalizzato, per verificare l'ipotesi di un possibile movente economico. La pista è stata sostanzialmente accantonata, dal momento che nessuno dei funerali relativi alle morti sospette sarebbe stato gestito dalla società con cui il giovane collaborava.

La relazione del Racis e la replica dei legali

Il Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma, nella sua sezione di psicologia investigativa, ha tracciato un profilo comportamentale di Spada richiamato sia nel parere del pubblico ministero sia nel provvedimento con cui il giudice ha respinto la richiesta di scarcerazione. Gli specialisti parlano di una "spinta motivazionale interna, ossessiva e incontrollabile", con una selezione delle vittime tra anziani e malati secondo modalità compatibili con una logica predatoria e seriale.

L'analisi descrive uno schema operativo identificabile, non riconducibile a episodi isolati, con una "coazione a ripetere" e il mantenimento nel tempo degli obiettivi eliminatori. Particolare attenzione viene riservata anche a un ricovero dello stesso indagato, durante il quale si sarebbe provocato una grave desaturazione iniettandosi aria, circostanza interpretata come possibile sperimentazione del meccanismo poi ipotizzato per le vittime.

I difensori Martines e Parigi hanno replicato che la relazione è "priva di gravità indiziaria" per i fatti contestati e rischia di sviare chi sarà chiamato a decidere, ricordando che il documento riguarda omicidi seriali estranei alla prova della responsabilità per l'unico fatto per cui il loro assistito è a giudizio.

La testimonianza di Vittorio Benini

Tra le dichiarazioni acquisite dagli inquirenti figura quella della figlia di Vittorio Benini, sassofonista forlivese di 84 anni deceduto il 13 ottobre 2025 dopo un arresto cardiaco sopraggiunto il 9 ottobre durante un trasporto. All'indomani del malore, l'anziano avrebbe detto alla figlia, ricoverato nell'ospedale di Santa Sofia: "Comunque a me ieri in ambulanza mi hanno fatto qualcosa".

La donna, inizialmente, non avrebbe dato peso a quelle parole, ipotizzando una confusione con il medico del 118 intervenuto successivamente; solo mesi dopo, alla luce delle indagini sulle morti sospette, ne avrebbe parlato con la sorella. Quest'ultima ha riferito di avere appreso del malore accusato dal padre attraverso una telefonata ricevuta proprio da Spada, che la avvisava dell'accaduto. Le altre due sorelle hanno dichiarato di non avere mai parlato con il genitore di quanto potrebbe essergli successo in ambulanza.

Tre delle figlie hanno inoltre riferito di episodi di allucinazioni avuti dal padre durante l'ultimo ricovero, con la cartella medica che riportava "pregressi episodi di delirium".

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