Le due lauree e il pallone. Riccardo, ragazzo perbene

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A poche centinaia di metri dallo stadio che aveva frequentato per anni, sostenendo la squadra del cuore, Riccardo Claris ha perso la vita in una notte segnata dalla violenza. Il 26enne, tifoso atalantino e da cinque mesi consulente in una società finanziaria, è stato accoltellato alla schiena in via Ghirardelli, nella notte tra il 3 e il 4 maggio, al culmine di una rissa scoppiata per futili motivi legati al tifo. L’autore del gesto, Jacopo De Simone, 19enne, è già in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

Sul selciato di via Ghirardelli, dove la pioggia ha cancellato ogni traccia del sangue, restano fiori, una maglietta della curva e uno striscione dal messaggio ambiguo. Un tributo silenzioso a un ragazzo che, oltre alla passione per l’Atalanta, aveva costruito un percorso di studi e lavoro: due lauree, una delle quali in Economia, e un futuro che si è spezzato in pochi istanti.

La dinamica, ricostruita dalle indagini, parte da un banale episodio. In un bar di via Borgo Santa Caterina, alcuni tifosi interisti avevano intonato cori di provocazione. Tra gli avventori, c’erano anche atalantini che non avevano gradito. Claris, pur non essendo presente all’inizio della discussione, era stato avvertito ed era sceso in strada, unendosi all’inseguimento degli interisti. È in quel frangente che la lite è degenerata, portando al gesto irreparabile.

A rendere ancora più drammatica la vicenda è il fatto che Jacopo De Simone non è il primo della sua famiglia a finire in carcere per omicidio. Suo fratello adottivo, Carmine, solo due mesi prima aveva confessato un altro delitto. Due vite parallele, separate da sette anni ma unite da un destino crudele.

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