Masterchef, nella cucina di Perbellini tra wafer da brivido e rivalità al femminile

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’aria che si respirava tra i fornelli di Casa Perbellini 12 Apostoli, lo storico locale nel cuore di Verona che fu di Giorgio Gioco e che oggi è guidato dallo chef Giancarlo Perbellini, deve essere stata parecchio densa, carica di tensione e di aspettative, per i sei aspiranti chef rimasti in gara in questa quindicesima edizione di Masterchef Italia -3. La prova in esterna, andata in onda giovedì 19 febbraio su SkyUno, rappresentava l’ultimo banco di prova prima del verdetto finale, e i concorrenti si sono trovati a dover replicare alcuni dei piatti-simbolo di un ristorante che solo lo scorso anno, nel 2025, ha agguantato la terza stella Michelin, entrando di diritto nell’élite della ristorazione italiana -2. Tra le preparazioni proposte, a mettere in crisi più di qualcuno è stato il celebre wafer di sesamo con tartare di branzino, caprino e un tocco di liquirizia, un piatto che gli stessi ispettori della Rossa citano come esempio della sinfonia di sapori che giustifica un viaggio fino a Verona -2-6.

La sfida, a dire il vero, non era soltanto tecnica: i concorrenti, abituati ai ritmi forsennati del talent, si sono confrontati con la precisione quasi maniacale di una cucina stellata, dove ogni gesto è calibrato e ogni elemento del piatto deve trovare il suo perfetto equilibrio. E mentre i riflettori si accendevano sulle difficoltà incontrate nell’eseguire i signature dishes di Perbellini, un’altra partita, forse altrettanto avvincente, si giocava sui volti e nei commenti al vetriolo di Carlotta e Dounia. Il loro confronto, ormai è chiaro, è uno dei motori emotivi di questa edizione: se Carlotta procede con una costanza che i giudici sembrano apprezzare, Dounia vive la competizione con alti e bassi che la rendono imprevedibile, e la loro convivenza in questa fase così delicata della gara si è trasformata in un campo di battaglia fatto di smorfie e frecciate, lontano anni luce dall’alleanza maschile che pare invece caratterizzare il rapporto tra gli altri concorrenti -4.

L’ombra dell’eliminazione e il peso di un tristellato

La puntata, però, portava con sé anche il ricordo recente di un’uscita di scena che ha lasciato il segno: mancava all’appello Matteo Lee, il concorrente di origini cinesi cresciuto a Bologna, eliminato nella puntata precedente in un modo che in pochi si sarebbero aspettati -5-10. Il suo percorso, caratterizzato da una calma analitica e da un legame profondo con le sue radici, si è interrotto dopo uno Skill Test a Cadice con lo spagnolo Ángel León, dove un piatto giudicato troppo asciutto e un assemblaggio di ingredienti poco convincente gli sono costati il grembiule -10. La sua assenza nella cucina di Casa Perbellini deve aver risuonato come un monito per i superstiti: a questo livello, anche un piccolo passo falso può precludere la finale.

Entrare in quel ristorante, per i concorrenti, significa misurarsi non solo con la tecnica di Perbellini ma anche con la storia di un luogo che ha visto personalità come Hemingway e Maria Callas sedersi ai suoi tavoli, un salotto letterario e culturale della città scaligera che oggi, sotto la guida del patron, vive una seconda giovinezza gastronomica -6. Significa, per dirla in termini più concreti, confrontarsi con l’idea di un costo per un menu degustazione che può superare i duecento euro a persona, cifre che raccontano di una selezione accuratissima della materia prima e di un savoir-faire che non ammette approssimazioni -1. E così, mentre i riflettori si spegnevano sulla cucina veronese, il destino dei sei era ormai segnato: solo quattro di loro avrebbero avuto accesso alla finalissima del 5 marzo, lasciando fuori chi, in quella prova d’autore, non era riuscito a dimostrare il passo giusto -8.

I percorsi degustazione e il valore di un piatto

Sul sito ufficiale di Casa Perbellini, i percorsi degustazione sono illustrati con una cura che lascia intendere l’esperienza totale che si va a vivere: si parla di “L’essenza”, di “Io e Silvia” e di “Storie di casa”, tre modi diversi di interpretare la filosofia dello chef, che cambiano ogni due mesi per seguire la stagionalità e la memoria -1-6. Ed è proprio in questa alternanza di proposte, che spaziano da un'anima più vegetariana a quella dei grandi classici, che si cela la complessità del lavoro di Perbellini, capace di condensare in un piatto come le penne mantecate al pepe nero con ricci, mandorla e nero di seppia tutta la sua esperienza -6. Per i concorrenti di Masterchef, confrontarsi con queste preparazioni significa dover interpretare un linguaggio fatto di tecnica e poesia, un equilibrio che lo chef veronese ha costruito negli anni partendo dalla pasticceria di famiglia e arrivando a essere uno dei quindici eletti della Guida Michelin in Italia -2.

La domanda che molti spettatori si saranno fatti, guardando la puntata, è proprio quanto valga tutto questo, quanto si debba mettere mano al portafoglio per sedersi in quella sala che affonda le radici nella Verona romana. La risposta, come spesso accade in questi casi, è articolata: si va dai 220 euro del percorso “L’essenza” ai 250 euro di “Storie di casa”, con la possibilità di abbinamenti vini che possono far lievitare il conto fino a superare i 400 euro a persona, per non parlare delle esperienze più esclusive come la Chef’s Table, dove le barriere tra cucina e sala scompaiono del tutto e il costo sale ulteriormente -1. Un investimento, certo, ma anche la promessa di un viaggio sensoriale che pochi altri locali in Italia possono offrire, un assaggio di quella che è la cucina italiana contemporanea ai suoi massimi livelli.

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