A Cagliari un capodanno "diffuso" divide la città e innesca la polemica politica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La formula del "Capodanno diffuso", scelta dall’amministrazione comunale per salutare l’arrivo del 2025, ha lasciato un retrogusto di delusione in molti cittadini di Cagliari, trasformando quella che doveva essere una notte di festa in un evento percepito come frammentato e privo di un cuore pulsante. Le piazze del centro, tradizionalmente animate da un unico grande palco, sono invece state caratterizzate da iniziative sparse, un po’ qua e un po’ là, che secondo numerosi residenti hanno finito per spegnere l’atmosfera invece di accenderla. «Già la parola diffuso dice tutto», hanno commentato in molti, costretti a spostarsi da una zona all’altra nella vana ricerca di un punto di aggregazione capace di generare quella carica emotiva che da sempre contraddistingue la vigilia di San Silvestro.

Musica a singhiozzo e piazze spente: il racconto della notte

A rendere ancora più cocente la delusione, alcuni intoppi tecnici durante gli spettacoli, come le imbarazzanti pause che hanno interrotto l’esibizione di una delle artiste in programma, hanno contribuito a creare un clima lontano dall’aria frizzante che ci si aspetta in una simile occasione. Stefano Canu, un cittadino che come ogni anno aveva deciso di festeggiare in centro con gli amici, ha sottolineato come fosse «il primo anno senza aria di festa», descrivendo un’esperienza fatta di musica a singhiozzo e di spazi che, nonostante la presenza di alcuni eventi, sembravano spenti e privi dell’energia necessaria a coinvolgere il pubblico. Questa percezione, peraltro, non ha riguardato solo il centro storico ma si è intrecciata con altre segnalazioni di criticità nella gestione degli eventi cittadini, come quelle emerse in occasione di un recente concerto a Olbia, dove persone con disabilità hanno denunciato una confusione nell’accesso alle aree a loro riservate, trovandosi inizialmente disorientate rispetto alla collocazione effettiva dei posti.

La lettura politica dello scontento

La forte insoddisfazione popolare è diventata rapidamente terreno di scontro politico, con l’opposizione pronta a leggere nel flop della serata il sintomo di una visione più ampia e controversa. Il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda ha attaccato con durezza il sindaco Paolo Zedda, sostenendo che la discussione sulla riuscita degli eventi di fine anno rappresenti soltanto «la punta dell’iceberg» di un progetto amministrativo che sta costruendo una Cagliari «radical chic», esclusiva e sempre più costosa. Secondo questa lettura, la frammentazione della festa non sarebbe stata un incidente di percorso ma l’emblema di una città che si allontana progressivamente dai bisogni concreti dei suoi abitanti, privilegiando un’offerta culturale e di intrattenimento che finisce per essere elitaria e poco inclusiva.

Un modello di città sotto accusa

La polemica, dunque, travalica ampiamente i confini di una singola serata andata male e investe il modello di sviluppo e di gestione degli spazi pubblici che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La critica principale rivolta alla giunta è quella di avere smarrito il contatto con il sentire comune, proponendo formule innovative, come appunto quella degli eventi diffusi, che però rischiano di minare il senso di comunità e di condivisione che è alla base delle grandi feste cittadine. Il risultato, stando alle testimonianze di molti che hanno vissuto quella notte, è stata una città percepita come «spenta e senza anima», dove la magia del capodanno si è dissolta tra una piazza semivuota e un palco con problemi tecnici, lasciando spazio a un malcontento che la politica ha già iniziato a canalizzare.

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