Mutui, il paradosso italiano tra tassi contenuti e costi in salita
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Redazione Economia
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Il mercato italiano dei mutui per la casa naviga in acque contraddittorie, dove la pausa nei rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea non si traduce affatto in un alleggerimento del costo del denaro per le famiglie. Anzi, il TAEG, che include le spese accessorie e rappresenta il costo complessivo del finanziamento, continua la sua risalita, riflettendo le dinamiche di mercato e le strategie di prezzo adottate dagli istituti di credito. Mentre il tasso variabile, il cui parametro di riferimento è l’Euribor, sembra aver trovato una sua temporanea stabilità, la componente fissa, ancorata all’andamento dell’Eurirs, subisce le oscillazioni dei mercati finanziari, pur riuscendo a mantenersi su livelli ancora competitivi. È in questo scenario, per molti versi ancora incerto, che chi intende acquistare una casa si trova a doversi orientare, facendo i conti con rate che, nella maggior parte dei casi, sono destinate a crescere.
Un posizionamento invidiabile in Europa
Se si allarga lo sguardo al contesto europeo, l’Italia si ritaglia una posizione di tutto rispetto, collocandosi tra i paesi con le condizioni di finanziamento più favorevoli. I dati dell’European Mortgage Federation, riferiti al secondo trimestre del 2025, pongono il tasso medio italiano al 3,19%, una cifra che, se confrontata con quella di altre nazioni, appare decisamente contenuta. Questo dato, che fotografa una situazione di vantaggio per i mutuatari nazionali, è il frutto dell’allentamento monetario avviato dalla BCE tra il 2024 e il 2025, il quale, tuttavia, non ha prodotto effetti omogenei in tutto il Vecchio Continente. Le rate che le famiglie italiane si trovano a sostenere, di conseguenza, risultano tra le più leggere d'Europa, un elemento che contribuisce a sostenere, seppur in un quadro generale di difficoltà, la domanda di credito per l’acquisto della prima casa.
La convenienza del green e l'impennata del fisso
A complicare il panorama, però, si inserisce la netta divergenza tra i mutui tradizionali e quelli cosiddetti “green”, destinati all’acquisto o alla riqualificazione di immobili ad alta efficienza energetica. Mentre i primi vedono un progressivo aumento del loro costo, confermato dall’ultima rilevazione della Banca d’Italia che a settembre ha fissato il TAEG medio al 3,71%, i secondi beneficiano di condizioni agevolate, con rate più basse e risparmi concreti. Questo divario è amplificato da un mercato delle sottoscrizioni che, ormai da tempo, è dominato per circa il 90% dai mutui a tasso fisso. La corsa dell’Irs, il parametro che determina il costo della copertura del rischio di tasso per le banche, nel corso del 5 ha continuato a spingere verso l’alto il costo di questa tipologia di prestito, rendendo la scelta tra fisso e variabile, e tra tradizionale ed efficiente, ancora più cruciale per il budget familiare.
L'importo medio in crescita e la tenuta del mercato
Un altro segnale significativo arriva dall’importo medio dei finanziamenti erogati, cresciuto del 9% nell’arco di un biennio. Questa progressione, che indica una domanda per immobili di valore più elevato, non ha però intaccato la struttura portante del credito immobiliare italiano. Le fasce di importo che vanno dai 50.000 ai 150.000 euro rappresentano infatti una quota che si attesta saldamente tra il 63 e il 64% del totale, registrando un calo di pochi punti percentuali rispetto al 66-68% del 2024. In particolare, la fascia centrale, quella compresa tra i 100.000 e i 150.000 euro, si mantiene stabile attorno al 33-34%, confermandosi come il vero cuore pulsante del mercato e dimostrando una relativa tenuta della cosiddetta classe media immobiliare, nonostante la pressione esercitata dai tassi.




