Insider trading su Mps, indagato il direttore delle partecipazioni del ministero dell'Economia
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Redazione Economia
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La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati, per il reato di insider trading, un alto funzionario del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Si tratta di Stefano Di Stefano, responsabile della Direzione Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici del Tesoro, il cui ruolo istituzionale comprende anche la gestione della quota pubblica in Monte dei Paschi di Siena, della quale è consigliere di amministrazione dal 2022. L'indagine, che muove da un'accorta analisi del suo telefono cellulare sequestrato a novembre dalla Guardia di Finanza, si è concentrata su una serie di operazioni finanziarie da lui compiute nel gennaio di quest'anno, quando ancora non era formalmente sottoposto a indagini. I magistrati stanno ricostruendo le mosse del dirigente, il quale, pur essendo al centro di complesse dinamiche bancarie, avrebbe scelto di operare sul mercato per un vantaggio personale di modesta entità, gettando un'ombra inquietante sui confini tra ruolo pubblico e affari privati.
Le operazioni sotto la lente degli inquirenti
Secondo quanto emerge dagli atti, Di Stefano avrebbe effettuato acquisti di titoli proprio nelle settimane che precedettero il lancio dell'Offerta pubblica di scambio di Mps su Mediobanca, un'operazione di mercato annunciata il 24 gennaio 2025. Nello specifico, il 2, il 7 e il 21 gennaio, il dirigente avrebbe investito complessivamente 33.000 euro in azioni della banca senese e 120.000 euro in titoli di Mediobanca. La vendita di questi pacchetti, avvenuta soltanto pochi giorni dopo, il 28 gennaio, gli avrebbe fruttato un guadagno di circa 8.700 euro per il suo portafoglio personale, a cui si aggiungono ulteriori 1.300 euro realizzati su operazioni analoghe condotte per conto del figlio. Un profitto, quello contestato, che appare numericamente limitato se paragonato alla posta in gioco dell'operazione finanziaria e, soprattutto, alla rilevanza dell'incarico pubblico ricoperto dall'indagato.
Un inciampo giudiziario nel panorama del risiko bancario
Questa vicenda di insider trading, per quanto al momento sia tenuta distinta dall'inchiesta principale che investiga la cosiddetta "scalata" a Mediobanca orchestrata da Mps e dai suoi alleati con l'avallo del governo guidato da Giorgia Meloni, offre comunque un significativo spaccato delle relazioni all'interno del ministero. La figura di Di Stefano, definibile come un supermanager del dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti, appare ora al centro di un procedimento che ne interroga l'operato sotto il profilo penale. Il sequestro preventivo del telefono, disposto nell'ambito delle indagini più ampie sul settore creditizio, ha permesso di raccogliere elementi su scelte di investimento che, alla luce delle informazioni riservate a cui il dirigente aveva accesso, sono state ritenute sospette dai pubblici ministeri.
Il ruolo e le dichiarazioni passate del dirigente
L'immagine pubblica di Stefano Di Stefano, fino a ieri legata a dichiarazioni di potere come quella in cui affermava che "se litighi con il Tesoro litighi con il governo", viene oggi offuscata da accuse di aver utilizzato informazioni privilegiate. Il suo ruolo, che lo pone al vertice della tutela degli asset strategici dello Stato, tra cui appunto la partecipazione in Mps, entra in stridente contraddizione con la condotta ipotizzata dagli investigatori. La vicenda giudiziaria, al di là degli esiti processuali, delinea un quadro in cui la separazione tra gli interessi della finanza pubblica e quelli personali di chi la amministra sembra essersi fatta labile. L'episodio, per la sua natura, riaccende i riflettori su quelle pratiche illecite che minano l'integrità dei mercati e, in questo caso specifico, chiama in causa direttamente un pezzo dello Stato azionista.




