I cibi che aumentano del 45% il rischio di tumore al colon-retto: l’indagine di Harvard

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il legame tra abitudini alimentari e insorgenza di patologie oncologiche, un campo di indagine che negli ultimi decenni ha assunto un ruolo centrale nel dibattito scientifico internazionale, si arricchisce ora di un nuovo, significativo tassello. Una ricerca condotta dagli epidemiologi della prestigiosa Harvard T.H. Chan School of Public Health, i cui esiti sono stati pubblicati su JAMA Oncology, ha infatti quantificato in modo preciso l'impatto di alcuni prodotti di largo consumo sullo sviluppo del tumore al colon-retto, specialmente nelle fasce di popolazione più giovani. L'analisi, che ha preso in esame un campione di 29.105 donne seguite per un periodo di 24 anni, ha portato alla luce un dato inequivocabile: coloro che assumevano con regolarità elevate quantità di alimenti ultra-processati presentavano un rischio di sviluppare adenomi convenzionali, notoriamente considerati i precursori del cancro colorettale, superiore del 45 per cento rispetto alle partecipanti che ne limitavano fortemente il consumo -1-2.

Il meccanismo biologico alla base dell’associazione

Merita di essere approfondito il meccanismo attraverso il quale questi prodotti, ormai onnipresenti nella dieta quotidiana di un numero crescente di individui, esercitano la loro azione dannosa. Poveri di fibre, vitamine e polifenoli, e al contrario ricchi di grassi saturi, zuccheri aggiunti, amidi raffinati e una pletora di additivi chimici quali emulsionanti e dolcificanti artificiali, gli alimenti ultra-processati – si pensi al pane confezionato, alle merendine, alle carni lavorate o a certe bevande zuccherate – sono in grado di alterare profondamente l'equilibrio del microbiota intestinale. Questa alterazione, come spiegano i ricercatori, può innescare uno stato di infiammazione cronica della mucosa intestinale, un terreno fertile, questo sì, per l'avvio di quei processi di carcinogenesi che, nel tempo, possono condurre alla formazione di polipi e, successivamente, di tumori maligni. La correlazione, a quanto emerge dallo studio, appare lineare e indipendente da altri noti fattori di rischio come la sedentarietà, il sovrappeso o il consumo di alcolici: è la qualità di ciò che portiamo in tavola a tracciare, da sola, una linea di demarcazione netta.

Un fenomeno globale che interessa anche l’Italia

Questa evidenza scientifica si inserisce in un contesto epidemiologico che desta crescente preoccupazione a livello mondiale, e l’Italia non fa eccezione. I dati relativi all’aumento delle diagnosi di tumore al colon-retto tra gli under 50, un fenomeno noto come *early onset cancer*, dipingono un quadro in evoluzione: secondo le statistiche disponibili, nel nostro Paese il numero dei casi in questa fascia d’età sarebbe addirittura raddoppiato. Sebbene l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (Aigo) non segnali al momento un incremento così marcato, la tendenza globale impone una riflessione approfondita sulle abitudini alimentari delle nuove generazioni, la cui dieta risulta sempre più spesso caratterizzata da un consumo eccessivo di prodotti industriali. La consapevolezza che un'alimentazione scorretta possa giocare un ruolo chiave nell'insorgenza precoce di queste patologie sta spingendo la comunità scientifica a intensificare gli sforzi nella ricerca di strategie preventive sempre più mirate ed efficaci.

La necessità di ripensare gli approcci preventivi

Alla luce di queste scoperte, diventa imprescindibile un ripensamento delle strategie di prevenzione fin qui adottate. Se da un lato gli screening di popolazione, come quelli promossi per la fascia d'età tra i 50 e i 69 anni, rimangono lo strumento più efficace per ridurre la mortalità e l'incidenza del tumore del colon-retto, dall'altro emerge con forza la necessità di estendere l'attenzione anche ai più giovani. La diagnosi precoce, così come l'identificazione dei soggetti con predisposizione genetica – si pensi a sindromi come la poliposi adenomatosa familiare, in cui il rischio di sviluppare la malattia raggiunge quasi il 100 per cento già tra i 30 e i 40 anni –, costituiscono un pilastro fondamentale nella lotta al cancro. Ma a questi si deve ora aggiungere un impegno costante nella promozione di stili di vita sani, che parta proprio dall'educazione alimentare, insegnando sin dall'infanzia a riconoscere e a limitare il consumo di quei prodotti che la scienza indica come potenziali nemici della salute del nostro intestino.

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