Amazon compra Globalstar per 11,6 miliardi e rilancia la sfida satellitare a Musk
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Redazione Economia
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Non bastavano più i server, i data center né la promessa di un’onnipotenza algoritmica sospesa tra le nuvole del computing. Così Amazon, il colosso fondato da Jeff Bezos e oggi guidato da Andy Jassy, ha deciso di guardare decisamente più in alto, oltre la stratosfera, per scrivere il prossimo capitolo della sua espansione tecnologica. L’operazione, annunciata in queste ore, è di quelle che lasciano il segno: l’acquisizione di Globalstar, operatore satellitare storico, per una cifra complessiva che sfiora gli 11,6 miliardi di dollari. Una mossa, questa, che non nasce certo per caso, se si considera come il mercato delle telecomunicazioni orbitali sia ormai diventato il nuovo fronte caldo della competizione tra i due uomini più ricchi del pianeta.
L’obiettivo di Jassy: rafforzare l’orbita terrestre bassa
L’interesse di Amazon per Globalstar, va detto, non è mai stato un segreto per gli analisti del settore, abituati a leggere le mosse aziendali come mosse di una scacchiera ad altissima posta in gioco. Con questa acquisizione, però, Jassy non si limita a comprare un’azienda: si assicura una flotta di satelliti già operanti nell’orbita terrestre bassa, quella stessa orbita che Elon Musk, attraverso Starlink, ha trasformato in una costellazione capillare e redditizia. Il divario, almeno sulla carta, resta ancora ampio, ma il colosso di Seattle intende colmarlo in tempi relativamente brevi, sfruttando l’infrastruttura di Globalstar per accelerare il proprio progetto di internet satellitare. Un progetto, tra l’altro, che prevede una finestra di lancio già fissata per la metà del 2026, con tariffe che – secondo le dichiarazioni rilasciate ad aprile – si annunciano altamente competitive rispetto a quelle della rivale.
L’accordo con Apple e la battaglia direct-to-device
A rendere l’operazione ancora più rilevante, poi, c’è un dettaglio che molti osservatori hanno inizialmente sottovalutato: Globalstar, prima di finire nel mirino di Amazon, aveva già siglato uno storico accordo con Apple. Una partnership, quella con la casa di Cupertino, che riguarda proprio i servizi direct-to-device, ossia la connettività satellitare accessibile direttamente da uno smartphone senza bisogno di antenne esterne. Un segmento, quest’ultimo, dove al momento Starlink di Musk e l’operatore Midland fanno da battistrada. L’ingresso di Amazon – che punta a entrare in questo mercato entro il 2028 – cambia quindi le carte in tavola, perché il gruppo guidato da Jassy può contare non solo su una tecnologia acquisita, ma anche su un’alleanza commerciale già rodata con uno dei giganti della telefonia mondiale.
La space economy come campo di battaglia tra Bezos e Musk
Non c’è dubbio, insomma, che questa mossa riaccenda la cosiddetta battaglia spaziale tra i due miliardari più noti del pianeta. Se Bezos, attraverso il suo Blue Origin, ha sempre puntato sui voli suborbitali e sui lander lunari, ora Amazon – società di cui rimane il maggiore azionista nonostante abbia lasciato la poltrona di ceo – entra nel cuore del business che Musk ha reso vincente: la connettività a bassa latenza distribuita da migliaia di piccoli satelliti. E non si tratta soltanto di una questione tecnologica o commerciale. C’è, sullo sfondo, un’intera industria, quella della space economy, che negli Stati Uniti vive una fase di entusiasmo senza precedenti, alimentata anche dalla recente riuscita della missione Artemis II. Un clima, questo, che Amazon ha saputo leggere con tempismo, trasformando un’acquisizione da oltre 11 miliardi in un vero e proprio guanto di sfida orbitale.
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