Utero in affitto, legge italiana estende il divieto all'estero
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Redazione Interno
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Il Senato italiano ha recentemente approvato una legge che estende il divieto di maternità surrogata, già reato in Italia, anche a chi tenta di aggirare le regole nazionali recandosi all'estero. La nuova normativa prevede pene severe: reclusione da tre mesi a due anni e multe da 600 mila a un milione di euro. Questa decisione ha suscitato un acceso dibattito tra sostenitori e oppositori della legge.
Carolina Varchi, parlamentare di Fratelli d'Italia e figura di spicco nella battaglia per rendere universale il reato di "gestazione per altri", ha espresso soddisfazione per l'approvazione della legge. Secondo Varchi, la normativa tutela sia le madri sia i figli, impedendo che la maternità surrogata diventi un commercio di vite umane. D'altro canto, le opposizioni hanno criticato aspramente la legge, definendola un ritorno al Medioevo e un attacco ai diritti delle donne. La senatrice Pirro del Movimento 5 Stelle ha dichiarato che la legge rappresenta una forma di "comunismo degli organi", sostenendo che ogni individuo dovrebbe avere il diritto di disporre del proprio corpo come meglio crede.
La legge, composta da un solo articolo, è stata approvata mercoledì sera e ha immediatamente sollevato questioni di legittimità e applicabilità. Molti giuristi ritengono che sarà difficile perseguire e provare i reati commessi all'estero, nonostante la normativa preveda sanzioni severe. La discussione sulla gestazione per altri, come molti altri temi etici, continua a dividere profondamente l'opinione pubblica e le forze politiche italiane.
In Italia, il divieto di maternità surrogata risale alla legge 40 del 2004, ma il governo ha deciso di rafforzare la portata della proibizione, estendendola oltre i confini nazionali. La nuova legge mira a impedire che cittadini italiani possano ricorrere alla maternità surrogata in paesi dove la pratica è legale, per poi tornare in Italia con un neonato.




