Scomparsa di Antonio Strangio, mistero e legami con la 'ndrangheta
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Redazione Interno
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Antonio Strangio, 42 anni, appartenente a una delle famiglie più note della 'ndrangheta, è scomparso da San Luca, il paesino sull'Aspromonte noto come roccaforte della criminalità organizzata calabrese. La sua scomparsa, avvenuta una settimana fa, ha sollevato numerosi interrogativi e timori di una nuova guerra di 'ndrangheta. Il fuoristrada di Strangio è stato ritrovato bruciato in un campo, con all'interno quella che sembrava essere la carcassa di un animale, una capra o una pecora. Tuttavia, recenti sviluppi suggeriscono che i resti rinvenuti possano essere di natura umana, ipotesi che sarà confermata dagli accertamenti del Ris di Messina sul DNA, disposti dalla Procura di Locri.
La storia di Antonio Strangio si intreccia con quella delle più importanti famiglie di 'ndrangheta della Locride e del paese di San Luca, simbolo della mafia calabrese. Gli Strangio, noti come i "Barbari", sono una delle famiglie più influenti e temute della zona. La scomparsa di Antonio ha riportato alla memoria vicende passate, come i sequestri di persona degli anni '80 e il rapimento di Cesare Casella nel 1988, rimasto nelle mani dei suoi sequestratori per più di due anni.
In paese, la scomparsa di Strangio ha generato un clima di tensione e paura. Strani manifesti sono apparsi per le strade, con la scritta "Si dispensa dalle visite", un chiaro segnale di chiusura e riservatezza. Le indagini sono in corso e gli inquirenti stanno cercando di ricostruire gli ultimi movimenti di Strangio, nel tentativo di fare luce su questo mistero.
La vicenda di Antonio Strangio è solo l'ultimo capitolo di una lunga storia di violenza e criminalità che affligge la Calabria




