Resti carbonizzati nel fuoristrada, il mistero di Antonio Strangio
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Redazione Interno
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L'ipotesi che i resti umani carbonizzati ritrovati all'interno di un fuoristrada distrutto da un incendio siano quelli di Antonio Strangio, allevatore di 42 anni, si fa sempre più concreta. Il veicolo, rinvenuto lunedì scorso in una zona di campagna tra San Luca e Bovalino, inizialmente sembrava contenere una carcassa di pecora, ma ulteriori indagini hanno aperto scenari inquietanti di un presunto omicidio di 'ndrangheta.
La Procura della Repubblica di Locri, che sta coordinando le indagini, è in attesa dei risultati del Ris di Messina per trasmettere i dati alla Dda di Reggio Calabria, qualora si trattasse di un omicidio legato alla criminalità organizzata. Gli esami del DNA, disposti sui resti, arriveranno tra qualche settimana e saranno cruciali per confermare l'identità della vittima.
Il mistero di San Luca, che torna a scuotere la Locride dopo 17 anni di relativa calma, potrebbe rappresentare un segnale di rottura degli equilibri interni alla 'ndrangheta. Secondo Antonio Nicaso, docente di Storia sociale della 'ndrangheta in diversi college in Canada e Stati Uniti, se si trattasse di un attacco agli Strangio, le ripercussioni sarebbero inevitabili. Questo evento potrebbe scatenare reazioni violente o rappresentare una soluzione "chirurgica" di un problema interno a una famiglia o a un gruppo consolidato come quello degli Strangio.
Gli accertamenti tecnici e, soprattutto, gli esami del DNA da parte dei carabinieri del Ris, già intervenuti per i prelievi, saranno determinanti per stabilire la natura umana o animale dei frammenti ossei repertati.




