Primo maggio, tra fuga di cervelli e morti sul lavoro: l’Italia che non impara
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Redazione Interno
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Monica Michielin, madre di Mattia Battistetti, il 23enne morto in un cantiere nel 2021, ha urlato la sua rabbia dal palco del Primo maggio a Bologna: "Questa mattanza deve finire". Le sue parole, cariche di un dolore che non si placa, hanno squarciato la retorica di una festa che troppo spesso si riduce a celebrazioni di facciata, mentre il Paese continua a perdere giovani, per strada e per scelta.
Ogni anno, oltre 100mila lavoratori e studenti lasciano l’Italia, un esodo che non accenna a fermarsi. Gli iscritti all’AIRE sotto i 35 anni rappresentano quasi la metà del totale, segno di una generazione che non crede più nel futuro offerto dal proprio paese. Se a questo si aggiunge il dato, altrettanto allarmante, degli oltre 6 milioni di italiani residenti all’estero – per lo più forza lavoro qualificata – il quadro diventa chiaro: senza occupazione di qualità, l’Italia rischia di svuotarsi.
La Festa dei Lavoratori, nata per ricordare le battaglie operaie, oggi appare lontana dalle urgenze reali. Mentre in Europa il Primo maggio viene celebrato in modi diversi – con alcuni paesi, come la Svizzera, che non lo riconoscono ufficialmente – in Italia è diventato per decenni un "monopolio" della sinistra. Eppure, l’elettorato operaio si è spostato, e le rivendicazioni ideologiche suonano sempre più vuote di fronte alla mancanza di risposte concrete.




