Wall Street frena la corsa, il peso dei tassi e l’attesa per la maxi Ipo di Spacex

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Seduta contrastante, quella di ieri, per i listini statunitensi: se il Dow Jones ha infatti chiuso in frazionale rialzo (+0,17%), attestandosi comunque al di sopra dei minimi toccati nel corso della giornata, ben diversa è stata la sorte degli indici a maggiore concentrazione tecnologica. Il Nasdaq 100 ha ceduto l'1,12%, mentre l’S&P 500 – dopo aver azzerato i guadagni delle prime ore di contrattazione – ha archiviato la seduta in rosso, fermandosi a 7.387 punti.

Una frenata, questa, che secondo gli osservatori assume i contorni di una classica “presa di profitto” dopo i rally record degli ultimi mesi, con gli investitori che sembrano volersi cautelare in vista degli imminenti dati sull’inflazione di maggio, attesi per mercoledì.

Il peso dell'inflazione e la frenata dei semiconduttori

Il vero protagonista del ribasso è stato ancora una volta il comparto dei semiconduttori, l'infrastruttura fisica su cui poggia l'intera economia dell'intelligenza artificiale; l'indice Philadelphia Semiconductor (Sox) ha invertito la rotta chiudendo in calo del 2%, nonostante un'avvio promettente che lo aveva visto guadagnare fino al 3%.

Questa volatilità – destinata a lasciare il segno sui bilanci di molti fondi – arriva a valle di una settimana già pesante per i big del settore: solo venerdì scorso, un rapporto sul mercato del lavoro statunitense più robusto del previsto (172mila nuovi posti a maggio) aveva risvegliato l'incubo di una Federal Reserve ancora incline a stringere i tassi, innescando un sell-off che aveva bruciato quasi 1.800 miliardi di dollari di capitalizzazione sull’S&P 500.

E se lunedì i prezzi avevano tentato un rimbalzo, spinti dalle dichiarazioni del presidente Trump su una possibile distensione in Medio Oriente, ieri le vendite hanno ripreso vigore, colpendo duramente colossi come Intel, Broadcom e Micron Technology.

Spacex nell'occhio del ciclone, l'effetto liquidità

A complicare ulteriormente il sentiment degli operatori – già messo a dura prova dall’impennata dei rendimenti obbligazionari, che rende meno appetibili le valutazioni elevate del settore tecnologico – è l’imminente debutto sul Nasdaq di Spacex, previsto per venerdì. La società di Elon Musk punta a una valutazione da capogiro, circa 1.750 miliardi di dollari, in quella che si prospetta come la più grande offerta pubblica iniziale (Ipo) della storia, con una raccolta pari a 75 miliardi.

Tuttavia, per una legge ferrea dei mercati, un’operazione di queste dimensioni rischia di assorbire una fetta consistente della liquidità disponibile; ne conseguirà – secondo il parere di diversi strateghi – l’obbligo per fondi ed Etf di fare spazio a queste nuove azioni nei loro portafogli, vendendo altre posizioni, in particolare quelle proprio nel settore tecnologico e dell'AI.

Una competizione per capitali che rischia di acuirsi ulteriormente nei prossimi mesi, considerando che anche rivali come OpenAI e Anthropic hanno recentemente depositato i documenti per la loro quotazione, aggiungendo ulteriore pressione sul mercato.

Geopolitica e dollaro, i due fronti aperti

Sul fronte macroeconomico, l’indice dei prezzi al consumo di maggio rappresenta l’appuntamento clou della settimana: gli analisti prevedono un aumento annuo del 4,2%, il più elevato degli ultimi tre anni, un dato che potrebbe offrire alla Fed un ulteriore pretesto per non allentare la presa sul costo del denaro.

A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche: nonostante il presidente Trump abbia più volte ventilato un accordo imminente con l’Iran, i recenti bombardamenti nel Sud del Libano – che hanno causato vittime nella città di Tiro – hanno ricordato agli investitori la fragilità della tregua in Medio Oriente. Una situazione di stallo che, se prolungata, rischia di mantenere alta la pressione sui prezzi energetici e, di conseguenza, sull’inflazione importata, alimentando così quella cautela che ieri ha tenuto banco a Wall Street.

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