Bending Spoons, scelto il consorzio per l’ipo a Wall Street: si punta a raccogliere fino a 4 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i riflettori di Wall Street restano accesi in attesa delle maxi-quotazioni che scandiranno il calendario finanziario di quest’anno, una tra le più promettenti realtà tecnologiche italiane, Bending Spoons, ha deciso di muoversi con una certa determinazione per anticipare – o quantomeno non sfigurare accanto – i colossi dell’intelligenza artificiale. Da tempo, ormai, si vociferava di un imminente sbarco negli Stati Uniti da parte della società guidata da Luca Ferrari; oggi quelle voci trovano un riscontro concreto nella selezione del pool di banche d’affari che avrebbero il compito di curare il collocamento. Secondo le indiscrezioni raccolte da più fonti, e riportate da agenzie come Reuters, il consorzio sarebbe già stato preallertato e comprende nomi di assoluto rilievo come Goldman Sachs, JPMorgan, Allen & Co, Bank of America, BNP Paribas e Jefferies.

Una valutazione da decacorno e l’obiettivo di anticipare i giganti dell’AI

L’operazione che si sta delineando, va da sé, non ha dimensioni trascurabili. La società, che ha costruito la sua fortuna su un modello di business aggressivo fatto di acquisizioni seriali – basti pensare a operazioni come quelle di Vimeo, WeTransfer, Aol ed Evernote – viene valutata, sempre secondo i rumors, in una forbice che oscilla tra i 15 e i 30 miliardi di dollari, con un target che molti analisti collocano intorno ai 20 miliardi. Un aspetto che colpisce, in questa fase, è la tempistica: la finestra temporale indicata per l’approdo in Borsa (probabilmente al New York Stock Exchange o al Nasdaq) è fissata «prima dell’estate» o addirittura a giugno, un calendario serrato che evidenzia la volontà della società di bruciare la concorrenza. Non è un dettaglio secondario, se si considera che in autunno sono attese le Ipo di aziende come SpaceX, OpenAI e Anthropic; anticiparle significherebbe catturare la liquidità degli investitori senza dover subire il rumore assordante di quelle presentazioni colossali.

La raccolta e le condizioni di mercato tra guerra e instabilità

L’obiettivo di raccolta, stando ai documenti circolati negli ambienti finanziari, è particolarmente ambizioso: l’emissione dovrebbe fruttare alla società milanese tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Una liquidità che, molto probabilmente, verrebbe utilizzata per alimentare ulteriormente la macchina da guerra delle acquisizioni, un meccanismo che Ferrari e il suo team hanno già dimostrato di saper padroneggiare. Tuttavia, non si può ignorare il contesto macroeconomico estremamente turbolento in cui questa Ipo andrebbe a inserirsi. Da un lato, il perdurare del conflitto in Iran sta generando venti contrari sui mercati energetici, alimentando un’incertezza che di solito non è amica delle emissioni primarie; dall’altro, lo stesso settore tecnologico è attraversato da quello che qualcuno ha definito «panico da intelligenza artificiale», con valutazioni di alcune aziende sotto stress e investitori sempre più selettivi. La scommessa di Bending Spoons, quindi, è che la sua solidità operativa – e la promessa di un ebitda rettificato che dovrebbe toccare 1,4 miliardi nel 2026 – possa fungere da scudo contro queste volatilità.

La strategia milanese e il silenzio stampa

Insomma, nel quartier generale milanese di Bending Spoons, tutto sarebbe pronto per accelerare i tempi. L’amministratore delegato ha più volte ribadito, in passato, la preferenza per i listini americani rispetto a Piazza Affari, giustificandola con la maggiore profondità di liquidità e la tendenza degli investitori Usa a premiare con valutazioni più generose le tech company. Coerentemente con la prassi in queste fasi delicate, la società ha mantenuto un rigoroso «no comment» di fronte alla diffusione di questi nomi e di queste cifre. Un silenzio, quello degli uffici stampa, che in finanza viene spesso interpretato come il più classico dei segnali di conferma.

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