SpaceX sbarca a Wall Street tra record e interrogativi, l’Ipo che vale duemila miliardi
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Redazione Economia
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La percezione, mentre si scorreva il ticker ancora caldo sul Wall Street Journal, era quella di assistere a un evento destinato a segnare un’era: l’offerta pubblica iniziale di SpaceX, la società spaziale e di intelligenza artificiale di Elon Musk, ha fatto il suo ingresso in Borsa con numeri che sfidano qualsiasi precedente storico.
Dopo il successo della vendita – esattamente del numero di azioni e al prezzo stabiliti dall’imprenditore, divenuto ormai una sorta di arbitro del futuro tecnologico – la società ha raccolto inizialmente 75 miliardi di dollari, cifra che già di per sé rappresentava un record assoluto per un'Ipo tecnologica. Ma non è finita qui: i sottoscrittori, tra cui figurano colossi come Goldman Sachs e Morgan Stanley, hanno ufficialmente esercitato lunedì l’opzione di over-allotment su ulteriori 83,3 milioni di azioni, portando il totale incassato a 85,7 miliardi di dollari.
Un ammontare che, tradotto in termini di capitalizzazione, proietta l’intera valutazione di SpaceX verso i duemila miliardi di dollari, una soglia psicologica finora appannaggio di pochissime realtà planetarie.
La settimana delle banche centrali e il risiko bancario italiano
Da un lato, e proprio nella medesima settimana che ha visto il debutto di Musk a Wall Street, la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento di 25 punti base: la riunione dell’11 giugno, infatti, è stata influenzata dalle pressioni inflazionistiche generate dal conflitto in Medio Oriente e dalle interruzioni nei flussi energetici, due variabili che nessun analista aveva preventivato con certezza all’inizio dell’anno.
Dall’altro lato, il panorama creditizio europeo è stato scosso da un vero e proprio risiko bancario all’italiana – offerte aggressive, scalate improvvise, tentativi di consolidamento tra istituti storici – che sta ridisegnando equilibri considerati immutabili da decenni. In questo contesto di turbolenza regolamentare e monetaria, l’Ipo di SpaceX irrompe come un corpo estraneo quasi perfetto: non legata ai cicli tradizionali dell’energia o della manifattura, ma sospinta da un’idea di futuro che prescinde dalle contingenze geopolitiche immediate.
Perché comprare azioni SpaceX non è un affare scontato
La domanda, inevitabile, è se valga la pena salire a bordo. Le ingenti perdite di oggi – e l’azienda, va detto, ne ha accumulate eccome nella fase di espansione del comparto satellitare e dei lanci – si trasformeranno in scintillanti profitti futuri, come è accaduto ad altre star tecnologiche nei decenni scorsi? Nessuno può dirlo con certezza, ma qualche dubbio tra gli addetti ai lavori comincia a circolare.
Non si tratta di mettere in discussione la visione di Musk, né tantomeno i contratti governativi miliardari che SpaceX ha già in pancia; il punto è un altro: valutare duemila miliardi significa scontare una crescita quasi perfetta per i prossimi dieci anni, senza intoppi normativi, senza incidenti nei lanci, senza una concorrenza – basti pensare a Blue Origin o alle iniziative cinesi – che diventi improvvisamente agguerrita.
E poi c’è la questione della liquidità: azioni di questo genere, quando l’offerta è così massiccia, possono subire oscillazioni violente nelle prime sedute, e non tutti gli investitori retail hanno lo stomaco per reggerle.
Sviluppi giudiziari e inchieste: il dovere della cronaca rispettosa
In parallelo alla narrazione finanziaria, non si può ignorare che l’ascesa di Musk sia stata costellata da inchieste giudiziarie, alcune delle quali ancora in corso: la Securities and Exchange Commission ha più volte esaminato i suoi tweet sul carburante azionario, mentre tribunali americani hanno valutato clausole contrattuali legate all’autonomia delle sue società.
Non è questa la sede per dettagli cruenti o ricostruzioni morbose – la cronaca nera e le vicende personali, quando non attinenti ai fatti di Borsa, vanno trattate con la sobrietà che si deve a ogni indagine – ma è corretto ricordare che il percorso verso la quotazione non è stato privo di ostacoli legali. Gli sviluppi giudiziari più recenti, comunque, non hanno impedito l’esercizio dell’over-allotment né hanno modificato i prospetti informativi depositati.
Resta il fatto che Wall Street scommette sul futuro di Musk, ma lo fa con la prudenza di chi sa che i razzi – anche quelli finanziari – possono esplodere prima ancora di lasciare il pad di lancio.




