Raid americano nel Pacifico contro un narco-sub, due morti. Oltre 210 vittime dall'inizio dell'operazione Southern Spear

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un'imbarcazione a basso profilo, comunemente definita narco-sub, è stata centrata e distrutta da un attacco condotto dalle forze armate statunitensi nelle acque dell'Oceano Pacifico orientale, e l'operazione ha provocato la morte di due persone.

Il Comando Sud degli Stati Uniti ha reso noto l'esito dell'azione militare tramite un post pubblicato sulla piattaforma X, spiegando che il raid ha avuto come obiettivo una nave sospettata di essere coinvolta nel traffico di stupefacenti, la quale, stando a quanto riferito, stava percorrendo rotte considerate strategiche per il narcotraffico.

L'attacco, il primo noto dopo una pausa di circa due mesi, è stato eseguito dalla Joint Task Force Western Hemisphere, una task force istituita per intensificare le operazioni antinarcotici nella regione, e nelle immagini diffuse dalle autorità militari si vede il momento dell'esplosione che ha distrutto il battello.

I dettagli dell'attacco e le cifre dell'operazione Southern Spear

Il blitz è scattato domenica 23 agosto, e secondo il Comando Sud la decisione di colpire è stata presa in seguito alla verifica di informazioni di intelligence che avrebbero confermato il coinvolgimento attivo dell'imbarcazione nel trasporto di droga. Il generale Francis Donovan, a capo del Comando Sud, ha dichiarato che l'operazione rappresenta una chiara dimostrazione della determinazione a portare lo scontro direttamente ai cartelli, interrompendo le loro attività e smantellando le loro reti.

Con questo ultimo attacco, il numero complessivo di vittime della campagna militare voluta dall'amministrazione del presidente Donald Trump, nota come operazione Southern Spear e avviata nel settembre del 2025, ha superato quota 210, con oltre 60 raid ufficialmente condotti sia nel Pacifico orientale che nel Mar dei Caraibi.

Le critiche delle Nazioni Unite e i dubbi sull'efficacia della strategia

Nonostante l'amministrazione statunitense abbia più volte ribadito la necessità di contrastare con ogni mezzo il traffico di droga, definendo la situazione come un vero e proprio conflitto armato contro i narcoterroristi, l'intera operazione è stata oggetto di pesanti critiche da parte della comunità internazionale e di organizzazioni per i diritti umani.

Esperti legali e funzionari delle Nazioni Unite hanno sollevato il problema della mancanza di prove definitive che possano dimostrare l'effettivo coinvolgimento delle imbarcazioni colpite nel traffico di droga, arrivando a denunciare come queste azioni possano configurarsi come esecuzioni extragiudiziali, specialmente alla luce del fatto che in alcuni casi gli attacchi hanno coinvolto pescatori apparentemente estranei alle attività criminali.

Inoltre, la strategia dei bombardamenti a tappeto è stata messa in discussione anche per la sua reale efficacia, considerato che, nonostante il numero elevato di attacchi, non vi sarebbero evidenze di una riduzione significativa del flusso di stupefacenti verso il mercato statunitense, con le organizzazioni criminali che avrebbero semplicemente adattato le loro rotte e i metodi di trasporto per eludere la sorveglianza militare.

Le implicazioni giudiziarie e la posizione del Pentagono

La legalità di queste operazioni militari resta al centro del dibattito politico, con alcuni membri del Congresso che hanno chiesto alla Casa Bianca di verificare le circostanze degli attacchi e di sospendere quella che viene definita una campagna illegale e costosa.

Nonostante il Pentagono abbia difeso la legittimità delle azioni in base a un parere del Dipartimento di Giustizia che classifica i trafficanti come combattenti illegali, l'assenza di un processo giudiziario e la mancanza di prove pubbliche sulla colpevolezza delle vittime continuano ad alimentare le polemiche e i dubbi sulla trasparenza dell'iniziativa voluta da Trump.

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