Unicredit, la mossa su Generali: offerto a Delfin uno scambio di azioni per il 10% del Leone
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Redazione Economia
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Il dossier Generali torna a infiammare Piazza Affari, con Unicredit che sembra intenzionata a giocare una partita decisiva per ritagliarsi un ruolo da protagonista nel capitale del Leone di Trieste. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l'istituto guidato da Andrea Orcel avrebbe avanzato una proposta informale alla holding Delfin della famiglia Del Vecchio, per acquisire il 10% detenuto dalla stessa nel capitale della compagnia assicurativa.
L'operazione prospettata, che al momento sarebbe stata respinta, prevederebbe un complesso scambio di azioni che potrebbe ridisegnare in modo significativo gli equilibri del risparmio italiano.
La proposta di scambio e i numeri dell'operazione
La proposta avanzata da Unicredit si basa su un meccanismo di scambio azionario che, stando alle indiscrezioni, non comporterebbe alcun esborso di cassa. L'idea, in sintesi, sarebbe quella di offrire a Delfin un pacchetto di azioni proprie in cambio del 10% detenuto dalla holding nel capitale di Generali. Sulla base delle attuali capitalizzazioni di mercato, che vedono Unicredit viaggiare verso i 120 miliardi di euro e Generali attestarsi oltre i 65 miliardi, la quota del 10% del Leone verrebbe scambiata con una partecipazione in Unicredit di circa il 5%.
Considerando che Delfin possiede già una quota diretta in Unicredit, quest'operazione porterebbe la holding della famiglia Del Vecchio a diventare di fatto il primo azionista dell'istituto di Piazza Gae Aulenti, con una quota complessiva vicina all'8%.
Per Unicredit, invece, l'operazione rappresenterebbe un balzo in avanti notevole, portando la propria partecipazione in Generali oltre la soglia del 19%, partendo dal 9,2% già in pancia. Un'eventuale operazione di questo tipo, tuttavia, non sarebbe priva di ostacoli normativi: il superamento della soglia del 10% in una compagnia assicurativa come Generali richiederebbe, infatti, un'autorizzazione formale da parte dell'Ivass, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni.
Una procedura che, al momento, non sarebbe stata ancora attivata, segno che il progetto, pur delineato nei suoi contorni, rimarrebbe ancora in una fase embrionale.
Il "no" di Delfin e le ragioni del rifiuto
Nonostante l'appeal strategico dell'operazione, la proposta di Unicredit avrebbe trovato un muro freddo in Delfin. Secondo le ricostruzioni, la holding della famiglia Del Vecchio avrebbe rispedito al mittente l'offerta per due ordini di ragioni principalmente di natura finanziaria. La prima, e forse la più rilevante, risiede nel fatto che il titolo Unicredit sta viaggiando sui massimi storici.
In un'ottica di concambio, scambiare il 10% di Generali con azioni di una banca che tocca i suoi picchi non sarebbe considerato un affare conveniente per Delfin, che preferirebbe monetizzare la propria quota o valutare alternative più vantaggiose. La seconda ragione, strettamente legata alla prima, è che Delfin, in questo particolare momento storico, avrebbe una maggiore esigenza di liquidità, privilegiando quindi un pagamento in contanti rispetto a uno scambio di azioni, che per sua natura è meno flessibile.
Al momento, non è chiaro se i contatti tra le due parti si siano interrotti definitivamente o se la trattativa sia solo congelata, in attesa di nuovi sviluppi o di un possibile miglioramento delle condizioni da parte di Unicredit. Né Unicredit né Delfin hanno voluto rilasciare commenti ufficiali in merito, alimentando un alone di riserbo su una partita che, tuttavia, rimane apertissima e destinata a tenere banco nelle prossime settimane.
Il contesto del risiko e la posizione di Unicredit
La mossa di Unicredit si inserisce in un contesto finanziario italiano estremamente caldo, segnato da un risiko che ha ormai contagiato anche il settore assicurativo. Solo poche settimane fa, l'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps ha di fatto stravolto gli equilibri, proiettando la banca guidata da Carlo Messina verso il controllo di Mediobanca e, di riflesso, verso una quota potenziale del 13,2% in Generali.
In questo scenario, la mossa di Andrea Orcel è stata letta come un tentativo di non farsi trovare impreparato e di blindare la propria posizione all'interno del Leone di Trieste, costruendo un contrappeso alla crescente influenza di Intesa.
L'operazione su Generali si inserisce, poi, in un momento delicato per Unicredit, impegnata su un altro fronte caldo: la complessa partita tedesca su Commerzbank. Mentre Orcel cerca di chiudere l'acquisizione dell'istituto tedesco, un rafforzamento a Trieste potrebbe rappresentare una diversificazione del rischio, un modo per consolidare il proprio peso nel capitalismo finanziario italiano e per mantenere alta l'attenzione su di sé, in attesa di capire come evolverà il fronte italiano.
Intanto, il mercato segue con attenzione i movimenti del titolo Generali, che ha continuato a toccare nuovi massimi storici, sospinto dai volumi record che suggeriscono come qualcosa di importante si stia muovendo attorno alla compagnia di piazza Duca degli Abruzzi.




