Generali, la mossa di UniCredit su Delfin e il risiko che scuote Piazza Affari
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Redazione Economia
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I riflettori di Piazza Affari restano puntati sulle azioni di Generali, protagoniste indiscusse di una seduta che ne ha messo in luce la straordinaria performance, alimentata da nuove indiscrezioni capaci di ridisegnare i già complessi equilibri del capitalismo finanziario italiano.
A tenere banco, in queste ore, è la notizia, riportata dal Sole 24 Ore e rapidamente rimbalzata sui principali circuiti di informazione economica, di un approccio informale da parte di UniCredit nei confronti di Delfin, la holding lussemburghese che fa capo alla famiglia Del Vecchio, per un’operazione che, qualora andasse in porto, modificherebbe sostanzialmente gli assetti proprietari del Leone di Trieste.
La proposta, avanzata dalla squadra dell’amministratore delegato Andrea Orcel nei giorni successivi all’annuncio dell’OPAS di Intesa Sanpaolo su Mps, prevede uno scambio azionario secco: il 10% di Generali detenuto da Delfin in cambio di un pacchetto di azioni della stessa UniCredit.
La partita a tre per il controllo del Leone
La complessa architettura dell’operazione, che al momento è stata rispedita al mittente da Delfin, è destinata a incidere profondamente sugli equilibri del settore assicurativo italiano. Secondo le ricostruzioni, il concambio permetterebbe a UniCredit, che attualmente detiene circa il 9,2% di Generali, di superare agevolmente la soglia del 19%, portandosi a ridosso del 20% e diventando così il primo azionista della compagnia, in un contesto, quello attuale, reso estremamente fluido dalle mosse concorrenti di Intesa Sanpaolo.
Dall’altro lato della medaglia, Delfin vedrebbe ridursi la propria esposizione diretta nel settore assicurativo per trasformarsi in uno dei principali soci di UniCredit, con una partecipazione che salirebbe dall’attuale 2,5% a circa l’8%, garantendo alla holding della famiglia Del Vecchio un ruolo di primo piano nel capitale dell’istituto di Piazza Gae Aulenti.
La mossa di UniCredit, che non ha ancora presentato richiesta formale all’Ivass per il superamento della soglia del 10%, viene letta dagli analisti di Equita come una manovra difensiva per tutelare eventuali accordi industriali e contrapporsi alle mire di Intesa Sanpaolo, la quale, a esito dell’offerta su Mps, diventerebbe azionista di Generali con una quota complessiva del 13,2% (attraverso Mediobanca e un ulteriore 3% raccolto sul mercato).
I motivi del rifiuto e la posizione di Delfin
Le prime valutazioni interne alla holding lussemburghese, tuttavia, hanno portato a un netto rifiuto della proposta, che per il momento resta congelata o, forse, sospesa in attesa di una revisione dei termini economici.
A frenare l’entusiasmo di Delfin, secondo quanto riportato dal quotidiano, sono due ragioni di natura prettamente finanziaria: da un lato, il titolo UniCredit viaggia ai massimi storici dal 2008, con le azioni che oggi si avvicinano agli 80 euro, e un concambio a questi livelli risulterebbe sfavorevole per la holding; dall’altro, la famiglia Del Vecchio è impegnata in una complessa riorganizzazione interna della proprietà, per cui necessita di liquidità e non di un ulteriore pacchetto azionario, per quanto di primo livello.
Questo scenario ha contribuito a mantenere viva l’attenzione degli investitori, che vedono nel titolo Generali una delle migliori performance del FTSE MIB, con un rialzo che oggi si attesta oltre l’1% e che ha portato le azioni a raggiungere nuovi massimi intraday, superando i 43 euro, nonostante l’indice generale viaggi leggermente sotto la parità.
L’evoluzione del risiko bancario e assicurativo
Le indiscrezioni su UniCredit e Delfin si inseriscono in quel quadro di movimenti finanziari che ormai da settimane tiene banco, trasformando il tradizionale risiko bancario in una partita che coinvolge direttamente anche il mondo assicurativo. Il tentativo di Orcel di acquisire il 10% di Delfin rappresenta la risposta più diretta all’OPAS di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi, un’operazione da 30,6 miliardi di euro che ha l’obiettivo di acquisire il controllo di Mediobanca e, di conseguenza, la sua quota in Generali.
In questo scacchiere, Delfin detiene una posizione chiave, e la sua scelta di declinare l’offerta di UniCredit (almeno per ora), lascia aperti diversi scenari futuri, con la holding che mantiene intatta la sua capacità di manovra in attesa di sviluppi più favorevoli.
Sul mercato, intanto, i volumi di scambio sui titoli Generali restano elevati, segno che il mercato sta scontando la possibilità di ulteriori sviluppi in una vicenda che, se da un lato vede contrapposte le due grandi banche italiane, dall’altro potrebbe anche risolversi in una coesistenza per garantire la stabilità del Leone, un asset considerato strategico per l’intero sistema paese.




