Lo scontro tra Caltagirone e Delfin scuote Mps e rimbalza su Mediobanca
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Redazione Economia
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Le voci che da giorni aleggiano sui destini di Banca Monte dei Paschi di Siena hanno trovato un primo, secco punto di verità nella smentita di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, la quale ha categoricamente escluso l’esistenza di negoziazioni in corso con UniCredit per la cessione della propria partecipazione nell'istituto di credito. Una dichiarazione, questa, che giunge a placare soltanto in parte le acque di un mare in tempesta, poiché il vero fuoco della contesa sembra divampare altrove, ovvero nella governance della banca e nelle sue relazioni con Mediobanca. La tensione, peraltro, si è materializzata in modo tangibile nelle negoziazioni di Piazza Affari, dove i titoli di Mps e dello stesso istituto di Piazzetta Cuccia hanno registrato pesanti flessioni, in netta controtendenza rispetto all’andamento generale del settore.
La frattura nel consiglio di amministrazione
Al centro della disputa vi è la figura dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio, il cui operato non appare più gradito a uno dei principali azionisti. Il gruppo Caltagirone, attraverso una nota ufficiale rilasciata per replicare a un articolo del Financial Times, ha infatti precisato che Francesco Gaetano Caltagirone non intrattiene contatti con il manager da diverse settimane, rimarcando come la decisione sulla guida dell'azienda spetti unicamente al consiglio di amministrazione. Una presa di distanza, questa, che suona come un chiaro segnale di sfiducia e che stride profondamente con la posizione dell’altro grande socio di riferimento, Delfin, il quale, al contrario, ha rinnovato pubblicamente il proprio sostegno a Lovaglio. La divergenza, che si consuma all'interno del massimo organo amministrativo, finisce inevitabilmente per proiettare ombre lunghe sulle strategie future della banca, soprattutto in relazione agli intricati rapporti con Mediobanca e con il gruppo assicurativo Generali.
Le indagini e lo scenario giudiziario
A complicare ulteriormente un quadro già di per sé intricato, contribuiscono alcune indagini della magistratura milanese che hanno intercettato, nel corso di una diversa inchiesta, alcune comunicazioni tra l’imprenditore romano e il banchiere. Sebbene i contenuti di quelle conversazioni, nelle quali Lovaglio avrebbe rivolto complimenti a Caltagirone, non siano direttamente legati alla gestione di Mps, il loro emergere nel procedimento giudiziario aggiunge un ulteriore livello di complessità alla relazione tra i due, rendendo ancora più difficile qualsiasi ricomposizione del fronte azionario. Gli sviluppi processuali, che seguono il loro corso, vengono osservati con attenzione dagli ambienti finanziari, i quali ne valutano le possibili ripercussioni sull'assetto proprietario e di controllo.
Le implicazioni per il sistema bancario
La frattura tra i principali soci di Mps, del resto, non rappresenta una questione meramente interna, ma assume rilevanza sistemica, toccando da vicino gli equilibri di due pilastri della finanza italiana come Mediobanca e Generali. La mancanza di una regia univoca tra coloro che dovrebbero guidare la banca senese rischia di indebolirne la posizione proprio nel momento in cui sarebbe cruciale definire con chiarezza i suoi assetti strategici a medio termine. La volatilità dei corsi azionari, d’altronde, è soltanto la manifestazione più immediata di un’instabilità percepita dagli investitori, i quali sembrano premiare la trasparenza e l'unità di intenti, elementi che al momento appaiono carenti. Senza un ricompattamento della base azionaria, qualsiasi progetto di integrazione o di rafforzamento rischia di restare lettera morta, con conseguenze che potrebbero riverberarsi sull'intero settore.




