Perché De Mattia (ex Bankitalia) non vede criticità nel ruolo di Caltagirone e Delfin per Mps e Mediobanca
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Redazione Economia
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L’operazione di acquisizione lanciata da Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca, un’offerta pubblica di acquisto e scambio che sta registrando un’adesione prossima alla soglia dell’80%, si è conclusa in maniera positiva per Rocca Salimbeni. Per valutarne le implicazioni, StartMag si è confrontata con Angelo De Mattia, analista economico ed editorialista di Milano Finanza, il quale – già ai vertici di Bankitalia durante il governatorato di Antonio Fazio – ha espresso un punto di vista netto: la presenza di soggetti come Caltagirone e Delfin all’interno degli assetti proprietari dei due istituti non costituisce un problema.
Proprio in queste ore, mentre si attende il perfezionamento dell’assetto societario, si sono intensificate le cessioni di titoli da parte di manager e consiglieri di Mediobanca. Renato Pagliaro, presidente dell’istituto, ha venduto 100 mila azioni a un prezzo unitario di 21,8061 euro, realizzando un controvalore complessivo di circa 2,18 milioni di euro. All’operazione hanno preso parte anche l’amministratore delegato Alberto Nagel, che ha ceduto 34.778 azioni per circa 760 mila euro, e il direttore generale Francesco Saverio Vinci, il quale ha alienato 37.312 titoli per un valore di 816 mila euro.
A questi si aggiungono le dismissioni, seppur di minore entità, di Giampiero Farina, ad di SelmaBipiemme Leasing, e del consigliere Antonio Domenico Santese. Queste vendite, se da un lato appaiono tecnicamente connesse al momento speculativo favorevole creatosi dopo il successo dell’opas, dall’altro non sembrano destare particolari allarmi in chi, come De Mattia, legge la transizione con un approccio strutturale, lontano dalle semplici dinamiche di breve periodo.




