Roma, truffa da 247mila euro: quattro Rolex pagati con le banconote del gioco Monopoli
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Redazione Economia
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Ciò che doveva essere l’epilogo di una trattativa internazionale per la vendita di quattro pregiati orologi Rolex, valutati complessivamente quasi duecentocinquantamila euro, si è trasformato in una beffa degna di una sceneggiatura cinematografica. La vicenda, che ha come protagonista un venditore giapponese di trentacinque anni, si è consumata a Roma, dove l’uomo si era recato dopo un viaggio da Tokyo, convinto da due interlocutori italiani conosciuti attraverso il social network Instagram. L’accordo, definito nei minimi dettagli nelle settimane precedenti, prevedeva uno scambio fisico, ritenuto più sicuro dalle parti: da una parte due Daytona in oro, un Gmt Master con quadrante “Pepsi” e un Datejust; dall’altra, una somma in contanti equivalente al loro valore di mercato.
La dinamica dello scambio e la scoperta del raggiro
Al momento della consegna, apparentemente regolare, i due presunti acquirenti hanno consegnato al venditore una valigetta contenente quanto pattuito. L’uomo, forse rassicurato dal fatto che la transazione si stesse svolgendo secondo i piani, non ha verificato immediatamente l’autenticità delle banconote. È stato solo in un secondo momento, quando ormai i due romani e i quattro segnatempo erano spariti, che ha avuto modo di esaminare il “pagamento”, scoprendo con sgomento che si trattava esclusivamente di mazzette di carta straccia, abilmente confezionate per apparire genuine: all’esterno, alcune vere banconote da cinquecento euro; all’interno, soltanto fogli di carta privi di valore o, nella parte più voluminosa, le colorate banconote della versione italiana del gioco da tavolo Monopoli.
L’inchiesta delle forze dell’ordine e il metodo della truffa
La denuncia presentata dall’uomo ha dato il via a un’indagine approfondita, coordinata dalla squadra mobile, che sta ricostruendo l’intera vicenda a partire dalle conversazioni avvenute sui social media. Gli investigatori stanno analizzando il modus operandi dei truffatori, il cui approccio sembra essere studiato per sfruttare la fiducia e l’aspettativa di un collezionista serio. La tecnica, infatti, rientra nel novero dei cosiddetti “Rip Deal”, raggiri in cui una parte sottrae un bene di valore simulando una compravendita legittima. In questo caso, l’elemento che ha reso possibile il tutto è stata la capacità dei due di costruire, nel tempo, una credibilità digitale sufficiente a persuadere la vittima ad affrontare un viaggio intercontinentale a proprie spese, abbassando così ogni naturale diffidenza.
Le implicazioni per il mercato del lusso usato
L’episodio getta una luce preoccupante sulle transazioni ad alto valore che vengono spesso organizzate al di fuori dei canali ufficiali, dove l’assenza di garanzie e di intermediari certificati può esporre a rischi elevati. La stessa piattaforma social, se da un lato ha funzionato da vetrina per avviare la trattativa, dall’altro si è rivelata il terreno fertile per un inganno pianificato con cura. Le indagini proseguono ora per identificare e rintracciare i due uomini, mentre si cerca di capire se la stessa metodologia sia stata impiegata in altri casi analoghi, magari a danno di altri venditori nel settore degli orologi di lusso o di oggetti da collezione, i quali, attratti dalla possibilità di concludere un affare vantaggioso, potrebbero aver sottovalutato i pericoli di una trattativa gestita in modo così informale e su scala globale.




