Il «Madoff delle Langhe» e i nuovi buchi da tre milioni: sequestri tra vigneti, Rolex e banconote nascoste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura della Repubblica di Asti continua a tirare i fili di una matassa finanziaria che, partita dalle colline del Roero, si dipana ora attraverso conti correnti bloccati, cascine sigillate e cassette di sicurezza ispezionate da unità cinofile specializzate. Nei confronti di Massimo Diotti, il 56enne broker di Roddi già finito al centro di un’indagine per la scomparsa dei risparmi affidatigli da una clientela facoltosa (spesso legata al consulente da rapporti decennali e da una fiducia che oggi si rivela mal riposta), la magistratura ha disposto nuove misure cautelari. A quasi un anno dall’avvio delle indagini, scattate dopo le denunce di numerosi risparmiatori che non vedevano più tornare i propri capitali – somme che raggiungevano talvolta le centinaia di migliaia di euro – il quadro degli ammanchi si è ulteriormente aggravato. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, che si basano su un’analisi approfondita dei flussi finanziari e delle testimonianze raccolte dalla Guardia di Finanza, i nuovi accertamenti hanno portato alla luce distrazioni di denaro per un valore complessivo di circa tre milioni di euro, andandosi ad aggiungere a quei 2,1 milioni già emersi nella prima fase dell’operazione.

Lo schema piramidale e la caccia al tesoro nascosto

Il meccanismo contestato al professionista – radiato dall’Albo dei consulenti finanziari lo scorso febbraio – ricalcherebbe quello, tristemente noto, dello schema Ponzi. I clienti, tra i quali figurano persone di età avanzata con scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali (e che quindi delegavano al broker la gestione totale dei risparmi), venivano attirati con la promessa di rendimenti elevati. Tuttavia, le somme richieste indietro non venivano prodotte da reali investimenti, ma semplicemente prelevate dai versamenti di altri clienti appena entrati nel giro. Per rendere più difficile la ricostruzione delle movimentazioni, Diotti si sarebbe servito di società “cartiere” a lui riconducibili. Ieri mattina, le Fiamme Gialle hanno setacciato le proprietà sparse tra le colline cuneesi e quelle alessandrine, e per farlo hanno impiegato anche i cosiddetti «cash dog»: quei cani poliziotto solitamente in servizio nei valichi aeroportuali, addestrati a fiutare le banconote, nel timore che parte del tesoro – stimato complessivamente in oltre 5,6 milioni di euro di risparmi sottratti – fosse stato occultato in forzieri segreti o nascosto tra le mura domestiche.

I beni di lusso e i debiti pagati coi soldi degli altri

Il provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Asti – che negli ultimi giorni ha portato a un incremento sostanziale dei beni sottoposti a vincolo – non ha riguardato solo disponibilità finanziarie liquide. Gli investigatori hanno messo i sigilli a un patrimonio che testimonia il tenore di vita del broker: orologi di pregio (tra cui diversi Rolex modelli Submariner e Datejust), mobili di valore, motocicli e un compendio immobiliare che include una cascina con annessi terreni agricoli e i relativi macchinari per la coltivazione. A questi si aggiungevano, già in un precedente blocco patrimoniale, i trentatré ettari di vigneti dell’azienda agricola San Matteo Wineyards a Gavi, tenuta con la quale l’indagato produceva Gavi Docg, Moscato e Barbera. Secondo quanto ricostruito dalla procura, una parte cospicua dei capitali sottratti non è stata solo sperperata in lussi personali, ma è finita per sostenere le stesse attività imprenditoriali del broker, inclusi gli investimenti nella cascina e persino il pagamento di debiti previdenziali relativi ai suoi dipendenti.

Truffa online e un’altra vicenda nel reggino

Mentre nell’astigiano l’inchiesta si allarga, un altro filone giudiziario dimostra la diffusione di fenomeni simili in altre regioni. Nel reggino, i Carabinieri della Stazione di San Luca hanno concluso un’indagine su una truffa online messa a segno ai danni di un cittadino del comprensorio aspromontano. La vittima, dopo aver cercato online un’offerta per il rinnovo della polizza auto, era stata contattata da un sedicente intermediario. Quest’ultimo, un giovane residente nella provincia di Crotone, è riuscito a farsi accreditare due bonifici per un importo complessivo di quasi milleduecento euro. Una volta incassata la somma, il falso broker è sparito senza lasciare traccia. L’attività investigativa, scattata dopo la denuncia presentata già nel marzo del 2024, si è avvalsa dell’incrocio dei dati telematici e finanziari, portando alla denuncia del responsabile alla Procura della Repubblica di Locri.

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