La città proibita: Mainetti mescola kung fu, sentimenti e Roma

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Gabriele Mainetti, regista che ha già dimostrato di saper osare con pellicole come Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out, torna alla regia con La città proibita, un film che unisce azione, melodramma e commedia in un mix che, questa volta, sembra centrare perfettamente l’obiettivo. Ambientato nella Chinatown romana del quartiere Esquilino, il film racconta la storia di Mei, una giovane cinese che negli anni Novanta arriva a Roma alla ricerca della sorella maggiore Yun, scomparsa nel nulla.

Mei, interpretata da una protagonista scelta dopo una meticolosa ricerca nelle scuole di arti marziali cinesi, si imbatterà in Marcello, un cuoco che lavora in un ristorante di cucina tradizionale romana, gestito insieme alla madre Lorena, personaggio interpretato da Sabrina Ferilli. Lorena, una donna combattiva e determinata, diventa un punto di riferimento per Mei, in un intreccio che unisce sentimenti familiari, vendetta e arti marziali.

Mainetti, che aveva già mostrato una spiccata capacità di gestire la macchina da presa con uno stile spettacolare, conferma qui la sua abilità nel fondere generi diversi, portando sullo schermo una storia che non si limita a essere un semplice omaggio al cinema di Hong Kong, ma che riesce a creare un ponte tra due mondi apparentemente lontani. «Mi è piaciuta l’idea – ha spiegato il regista – di far incontrare il cinema italiano con quello di Hong Kong».

Il film, prodotto da Piperfilm, Wildside e Goon Films, è stato presentato in anteprima l’8 marzo ed è arrivato nelle sale il 13 marzo. La trama, che ruota attorno alla politica del figlio unico e alle sue conseguenze sulle vite delle due sorelle, si sviluppa in un contesto urbano che diventa quasi un personaggio a sé stante: l’Esquilino, con i suoi vicoli, i suoi sapori e le sue contraddizioni, fa da sfondo a una storia che mescola kung fu, sentimenti e un’atmosfera da melodramma.

Sabrina Ferilli, nel ruolo di Lorena, regala una performance che non passa inosservata, tanto da far immaginare scene in cui brandisce una katana con la stessa intensità di Uma Thurman in Kill Bill. La Ferilli, insieme alla protagonista Mei, rappresenta uno dei pilastri di un racconto che, pur radicato nella realtà romana, guarda a un immaginario globale, fatto di lotte, sacrifici e riscatto.

Mainetti, che aveva già dimostrato di saper innovare il cinema italiano con il suo esordio, conferma con La città proibita di essere uno dei registi più originali del panorama nazionale. Senza rinunciare a uno stile visivamente spettacolare, il regista riesce a mantenere un equilibrio tra azione e profondità emotiva, portando sullo schermo una storia che, pur radicata in un contesto specifico, parla un linguaggio universale.

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