La Pontida di Salvini: dialogo con i nordisti ma niente concessioni
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Redazione Interno
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Domenica 20 settembre il pratone di Pontida tornerà a riempirsi per il tradizionale raduno della Lega, il primo senza Umberto Bossi, il fondatore scomparso lo scorso 19 marzo all’età di 84 anni. Per Matteo Salvini si tratta di un banco di prova delicato: il partito è attraversato da tensioni interne, i sondaggi sono in calo e la fronda dei governatori del Nord preme per un cambiamento di rotta.
Lo slogan scelto per l’edizione 2026 è «Non passa lo straniero», un richiamo identitario che segna una distanza netta dai tempi in cui il Senatùr puntava il dito contro i «terùn» prima ancora che contro gli immigrati.
La fronda dei governatori e le richieste di rinnovamento
Il fronte nordista, composto dai governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, insieme all’ex governatore del Veneto Luca Zaia e al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ha chiesto a Salvini un impegno formale su due punti: la modifica dello statuto in senso federale e la possibilità di dar vita a un’associazione che raccolga le istanze del Nord. Il progetto ricalca il modello dell’alleanza bavarese Cdu-Csu, con un partito nazionale articolato in tre macroregioni: Nord, Centro e Sud.
Una bozza di nuovo statuto era stata preparata dal ministro Roberto Calderoli, ma Salvini aveva opposto un secco rifiuto. Nei giorni scorsi, sui muri vicino al pratone sono comparse scritte inequivocabili: «Traditore», «Salvini ridacci la Lega», «Meno mojito più treni». Un segnale che il malumore non riguarda solo i vertici, ma serpeggia anche tra la base.
L’unità ostentata e le distanze che restano
Nonostante le tensioni, i governatori hanno garantito una tregua in vista del raduno. Fontana ha escluso contestazioni plateali assicurando che «saremo tutti uniti», mentre Zaia ha ribadito che «la Lega resta una e indivisibile». Salvini, dal canto suo, ha messo in guardia contro pericolose divisioni interne: «Ci sono sfide internazionali talmente importanti che non possiamo pensare di avere partiti nei partiti», ha dichiarato prima dell’ennesimo faccia a faccia con i governatori.
Il segretario ha aperto alla possibilità di un «manifesto programmatico» condiviso e ha promesso di coinvolgere maggiormente amministratori e territori, ma ha tenuto ferma la leadership. La sensazione è che si tratti più di una tregua armata che di una pace duratura: dal giorno dopo Pontida, i nordisti potrebbero tornare alla carica con il progetto dell’Associazione del Nord.
Il rilancio sui temi concreti e le assenze
Sul palco, Salvini punterà su pensioni, sicurezza e giovani. Ribadirà la proposta di superamento della legge Fornero con la possibilità di andare in pensione a 64 anni e rilancerà sulla lotta all’«ideologia pseudo-green di Bruxelles». Non potrà invece rivendicare il potenziamento dell’operazione «Strade sicure», frenato dai paletti degli alleati di governo. Quest’anno non ci saranno ospiti stranieri, a parte un messaggio atteso dallo spagnolo Santiago Abascal di Vox.
Il clima resta teso, e non aiutano le polemiche sulla scarsa partecipazione dalle regioni del Nord, compensate dalla mobilitazione organizzata con pullman e treni speciali dal Sud. Mentre i vertici cercano la quadra, la base continua a far sentire la propria voce.
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