Un attacco hacker ricatta la Sapienza, paralizzata la macchina amministrativa
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Redazione Interno
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La macchina amministrativa dell’Università Sapienza di Roma è ferma, bloccata da un cyberattacco di estrema violenza che ha preso di mira i sistemi e gli archivi digitali dell’ateneo. L’infiltrazione, che secondo le prime ricostruzioni potrebbe essere opera di un gruppo di hacker filorussi, ha reso inaccessibile il sito pubblico e costretto al sequestro preventivo dei server interni, una mossa indispensabile per preservare l’integrità dei dati ma che di fatto congela ogni attività. Per gli studenti, i quali si trovano nell’impossibilità di pagare tasse, prenotare esami o consultare i libretti, la didattica e la carriera accademica sono in uno stato di sospensione forzata, mentre l’amministrazione tenta di gestire l’emergenza attraverso canali alternativi come i social network.
L'ultimatum nel dark web e la corsa degli investigatori
Le dimensioni dell’attacco, che ha colpito un’eccellenza accademica di caratura internazionale, si delineano con chiarezza nella zona oscura del web. Un messaggio, pubblicato presumibilmente dagli stessi autori dell’intrusione, contiene infatti un ricatto esplicito: alle autorità dell’università vengono concesse settantadue ore per versare un ingente riscatto in criptovalute, pena la distruzione definitiva o la diffusione pubblica del vasto patrimonio informativo sottratto. Di fronte a una minaccia del genere, che trasforma un danno operativo in un potenziale disastro per la riservatezza di migliaia di persone, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per accesso abusivo a sistema informatico, affiancando le indagini già avviate dalla Polizia postale.
Le ipotesi sulla falla e la gestione dell'emergenza
Gli specialisti della Postale sono al lavoro per individuare il punto di ingresso utilizzato dagli hacker, un passaggio cruciale per risalire agli autori e comprendere la reale portata della violazione. Le possibilità, al momento, sono diverse: l’infiltrazione potrebbe essere avvenuta sfruttando una vulnerabilità nel codice dei software, attraverso un messaggio di posta elettronica malevolo oppure, in uno scenario particolarmente insidioso, tramite il compromesso delle credenziali di un dipendente. Intanto, mentre i tecnici lavorano per ripristinare i servizi in sicurezza, la comunicazione ufficiale dell’ateneo si sposta altrove, costringendo a una gestione frammentaria dell’informazione che aggiunge difficoltà a una situazione già di per sé caotica.
Le implicazioni di un ricatto alla conoscenza
Al di là delle immediate conseguenze pratiche, che paralizzano il cuore pulsante di un’istituzione fondamentale, l’episodio solleva questioni di ampio respiro sulla sicurezza del settore pubblico. Attaccare un’università, custode di ricerca scientifica e di dati sensibili di una intera popolazione studentesca e docente, rappresenta un’aggressione alla stessa funzione sociale della conoscenza. La scelta di colpire un simile target, in un momento storico in cui la tensione internazionale vede il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nuovamente alla guida del paese, non sembra casuale e potrebbe rientrare in una strategia più ampia di destabilizzazione e di propaganda, dove il danno economico del riscatto è solo una parte, forse minore, del vero obiettivo degli aggressori.
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