The Elder Scrolls 6 esiste (e gira), ma il mondo dovrà ancora attendere
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Otto anni. È questa la distanza temporale che separa il pubblico da quel breve teaser del 2018, un lasso di tempo talmente ampio da far sembrare "The Elder Scrolls VI" più un miraggio che un progetto concreto. Eppure, nell’ultimo Xbox Games Showcase, l’assenza del titolo – nonostante le speranze di molti – ha riacceso il dibattito sullo stato di salute del nuovo capitolo della saga fantasy di Bethesda.
A fugare i dubbi più opprimenti, o almeno a placare le ansie dei giocatori, ci ha pensato Matt Booty, il responsabile dei contenuti di Xbox, il quale ha rotto un silenzio che durava ormai da troppo tempo.
In una recente intervista rilasciata a Variety, Booty ha rivelato di aver visitato gli studi di Bethesda e di essersi seduto accanto a Todd Howard, il leggendario regista della serie, per osservare "The Elder Scrolls VI" in esecuzione.
L’aggettivo usato per descrivere la visione – "fantastico" – suggerisce che lo sviluppo, seppur celato al pubblico esterno, abbia ormai superato la fase meramente concettuale per entrare in quella operativa. Il dirigente ha spiegato, con un ragionamento che mescola prudenza e strategia, che l’azienda sta cercando il "momento giusto" per svelare il progetto, un equilibrio delicato tra la voglia di condividere i progressi e la necessità di non generare aspettative legate a una data di uscita ancora remota.
Il peso della strategia e la lezione del passato
La cautela mostrata da Microsoft non è casuale, ma risponde a una linea editoriale precisa emersa dalle parole di Matt Booty. Mostrare un gioco, ha spiegato, significa implicitamente promettere al pubblico che il lancio è vicino; un azzardo che Bethesda non intende ripetere dopo aver annunciato il titolo troppo presto, otto anni fa. La strategia attuale, quindi, punta a preservare l’impatto emotivo della rivelazione, evitando che un trailer mostrato troppo in anticipo logori l’entusiasmo o costringa i developer a correre contro un cronoprogramma impossibile.
Del resto, Todd Howard ha sempre manifestato l’intenzione di comprimere la finestra tra annuncio e pubblicazione, un desiderio che cozza inevitabilmente con la mole di un’opera che, per dimensioni e ambizione, richiede tempi di gestazione biblici.
Nonostante l’assenza di riflettori, l’ecosistema di sviluppo sembra aver subito una netta accelerazione. Dopo la pubblicazione di "Starfield", le cui ceneri hanno assorbito le energie del team per anni, le attenzioni di Bethesda si sarebbero finalmente spostate in massa su Tamriel.
Sebbene il dirigente non abbia fornito aggiornamenti su finestre di lancio (nemmeno quella del 2027-2028, ventilata da alcune indiscrezioni, è stata confermata), il fatto che il gioco esista in una forma "giocabile" osservabile dall’alto management è il segnale più concreto dalla fatidica notte dell’E3 2018. Non si tratta di un trailer, né di un artwork; è la testimonianza diretta che il motore – probabilmente una versione potenziata del Creation Engine – sta macinando pixel in uno degli studi più seguiti del pianeta.
Un'eredità pesante e la gestione dell'attesa
La pressione su questo capitolo è, a dir poco, immensa. "The Elder Scrolls VI" non deve solo succedere a "Skyrim", fenomeno culturale che continua a essere ripubblicato e giocato a distanza di oltre un decennio, ma deve anche giustificare un’attesa così anomala per i canoni dell’industria. Questa pressione spiega l’approccio quasi maniacale alla segretezza: ogni volta che si è rischiato di parlare del gioco, sia Howard che Booty hanno ribadito il concetto della "rivelazione lampo".
La scelta di non mostrare nulla durante l’ultima rassegna estiva è stata una sofferenza per i fan, ma agli occhi degli analisti rappresenta la logica conseguenza di una filosofia che vede nel prodotto finito l’unico ambasciatore possibile. In questo vuoto di notizie ufficiali, a parlare sono solo i fatti: il titolo è in produzione, l’aspetto tecnico soddisfa gli standard interni, ma la pazienza richiesta al pubblico è ancora tanta.
Booty ha infatti chiarito che ci sono stati "altri appuntamenti nel corso dell’anno" per eventuali annunci, lasciando intendere che il 2026 potrebbe comunque riservare sorprese, sebbene per questo specifico titolo sia meglio non fare affidamento su scadenze imminenti. Il riferimento alla presenza di Todd Howard nella stanza dove il gioco girava non è un dettaglio da poco: suggerisce che il padre della serie è tornato a essere operativo sul campo, dopo aver supervisione la nascita di nuove proprietà intellettuali.
Resta da capire se l’infrastruttura tecnica e narrativa sarà all’altezza delle aspettative, ma per ora, tra le mura di Rockville, il sogno di tornare a esplorare le distese di Hammerfell o High Rock (le location più accreditate dalle speculazioni) sembra aver preso una forma solida, seppure ancora invisibile agli occhi del mondo.




