Northvolt chiede il Chapter 11 negli Stati Uniti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La startup svedese Northvolt, nota per la produzione di batterie agli ioni di litio destinate alle auto elettriche, ha recentemente presentato istanza di fallimento negli Stati Uniti ai sensi del Chapter 11, una mossa che mira a facilitare la ristrutturazione del debito accumulato. Fondata nel 2016, Northvolt ha raccolto circa 15 miliardi di euro, con investitori di rilievo come Volkswagen e Goldman Sachs. Tuttavia, il rallentamento della domanda di auto elettriche e la cancellazione di commesse da parte delle case automobilistiche hanno messo in crisi l'azienda, portandola a richiedere protezione fallimentare.
Il CEO Peter Carlsson, che ha guidato l'azienda sin dalla sua fondazione, ha rassegnato le dimissioni in concomitanza con la richiesta di bancarotta. La decisione di Carlsson segna un punto di svolta per Northvolt, che ora deve affrontare una fase di ridimensionamento delle proprie attività per adattarsi alle esigenze del mercato e stabilire una base solida per il futuro. La richiesta di Chapter 11, equivalente statunitense del concordato preventivo, permetterà all'azienda di ristrutturare il proprio debito e di avviare un percorso di recupero.
Goldman Sachs, uno degli investitori principali, ha annunciato che i fondi gestiti dalla banca subiranno una svalutazione di circa 900 milioni di dollari a causa della situazione di Northvolt. Questa perdita significativa riflette le difficoltà incontrate dall'azienda nel mantenere la propria posizione nel mercato delle batterie per auto elettriche, un settore in rapida evoluzione ma anche altamente competitivo.
La crisi di Northvolt evidenzia le sfide che le startup nel settore della mobilità elettrica devono affrontare, soprattutto in un contesto di domanda fluttuante e di incertezze economiche globali.




