Marelli accede al Chapter 11, Kkr cede il passo a banche e fondi
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Redazione Economia
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La crisi del gigante automotive Marelli, che conta in Italia dieci stabilimenti per la produzione di componenti auto, ha raggiunto un punto di svolta con l’avvio della procedura volontaria di Chapter 11 presentata presso la Corte fallimentare degli Stati Uniti per il Distretto del Delaware. Una mossa che segna l’uscita di scena del fondo americano Kkr, entrato nel 2019 con un investimento da 6,2 miliardi per rilevare il gruppo da Fiat-Chrysler e fondarlo con il giapponese Calsonic Kansei, e il passaggio di consegne ai creditori. Questi ultimi – tra cui spiccano Deutsche Bank, Mizuho Financial Group, MBK Partners e Fortress Investment – trasformeranno i 4,2 miliardi di debito in capitale e immetteranno ulteriori 1,1 miliardi di liquidità, diventando così i nuovi azionisti.
L’operazione, che punta a risanare un debito complessivo di 4,9 miliardi di dollari, lascia però aperte numerose incognite per i 46mila dipendenti del gruppo, di cui 1.600 solo a Torino. La città, già alle prese con un’ondata di crisi nell’indotto automobilistico – dalla chiusura della Te Connectivity di Collegno alla delocalizzazione di Magna a Rivoli – si trova ora a fare i conti con un ulteriore scenario di incertezza. Sebbene il Chapter 11 non preluda necessariamente a licenziamenti, i timori sono palpabili, anche alla luce dei tentativi falliti di vendita: il colosso indiano Motherson, più volte indicato come potenziale acquirente, non ha mai trovato l’intesa con i creditori.




