Ladro muore dissanguato dopo un furto ad Arezzo, il proprietario della villa aveva sparato un colpo in aria per metterli in fuga
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Redazione Interno
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La notte sulle colline che circondano Arezzo, una zona solitamente placida punteggiata da vigneti e abitazioni signorili, è stata squarciata da un dramma che assume i contorni di una vicenda giudiziaria complessa. Un uomo, la cui identità è ancora al vaglio degli inquirenti e che si era introdotto in una proprietà privata insieme ad almeno due complici, è morto dissanguato nel tentativo di darsi alla fuga. L’episodio, avvenuto nella serata di venerdì 13 febbraio nella frazione di Policiano, a sud del capoluogo toscano, vede come protagonisti da un lato una famiglia rientrata nella propria abitazione e dall’altro una banda di malviventi il cui piano criminoso è degenerato in una tragedia. Secondo le prime informazioni fornite dai carabinieri, giunti sul posto per i rilievi e per ascoltare i residenti, tutto avrebbe avuto inizio quando la sirena dell’allarme perimetrale della villa ha squarciato il silenzio della sera segnalando una presenza estranea. I proprietari, che si trovavano all’interno, dopo essersi accorti del tentativo di furto, hanno reagito: uno di loro ha imbracciato un’arma regolarmente detenuta e, uscito allo scoperto, ha esploso un singolo colpo in aria. Un gesto che lui stesso ha descritto agli investigatori come puramente intimidatorio, finalizzato a disperdere i ladri e a tutelare l’incolumità propria e dei propri cari.
La fuga precipitosa e la ferita mortale nella recinzione
Lo sparo ha sortito l’effetto desiderato, quantomeno nell’immediato. I tre malviventi, colti di sorpresa e probabilmente nel panico più totale, hanno desistito dal loro proposito e si sono lanciati in una fuga disordinata attraverso il parco della villa, cercando di riguadagnare l’esterno della proprietà. È stato in quei concitati e frenetici momenti, mentre scavalcavano in tutta fretta una recinzione che poteva essere costituita da un muro, da una cancellata o da una rete metallica, che uno di loro ha riportato una profonda lacerazione. Una ferita che, come avrebbero poi constatato i sanitari del 118 una volta giunti sul luogo del decesso, era ben più grave di una semplice escoriazione: la lesione aveva infatti reciso dei vasi sanguigni primari, provocando un’emorragia imponente e rapidissima. Nonostante lo sforzo disperato di allontanarsi, l’uomo è riuscito a percorrere solo poche decine di metri, crollando al suolo in un vigneto adiacente alla villa, dove il suo senza vita è stato successivamente rinvenuto. Un dettaglio agghiacciante, che getta una luce sinistra sulla dinamica complessiva, è rappresentato dal comportamento degli altri due componenti della banda: lungi dal fermarsi per prestare soccorso al loro complice ferito, hanno proseguito la loro corsa, facendo perdere le proprie tracce e lasciandolo morire dissanguato in mezzo ai filari.
Le indagini per ricostruire l'esatta dinamica e la caccia ai complici
La procura di Arezzo, con la procuratrice Gianfederica Dito che si è recata personalmente sul posto per coordinare le operazioni, ha aperto un fascicolo per fare piena luce su quanto accaduto. L’intera area, dalla villa al vigneto dove giaceva il cadavere, è stata isolata e posta sotto sequestro per consentire ai carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di effettuare tutti i rilievi del caso. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi, dalla quale dipenderà la posizione giudiziaria del proprietario di casa. Se da un lato la sua versione, quella di un colpo sparato in aria a scopo dissuasivo, sembra trovare un primo riscontro nell’assenza di fori di proiettile che possano aver centrato il malvivente, dall’altro gli investigatori dovranno accertare se vi sia un nesso di causalità diretto tra quel gesto e la morte dell’uomo. La dinamica della fuga e la ferita riportata scavalcando la recinzione potrebbero configurare uno scenario di tragica fatalità, ma spetterà alla magistratura stabilire se vi siano profili di responsabilità. Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno dato vita a una serie di battute e ricerche a tappeto in tutta la zona, setacciando campagne e casolari abbandonati nel tentativo di rintracciare i due complici fuggiti, di cui al momento non si hanno notizie e che non hanno esitato ad abbandonare il loro compare al suo destino.
Il contesto di una zona da tempo presa di mira dai ladri
Dalle prime testimonianze raccolte, in particolare dai dialoghi intercorsi all’interno dei gruppi WhatsApp dei residenti della zona, emerge un contesto di crescente allarme sociale. La stessa sera del tentato furto, a partire dalle 19:30, la chat di quartiere si era animata di segnalazioni relative a movimenti sospetti e a tentativi di intrusione in altre abitazioni limitrofe, alcuni dei quali sarebbero purtroppo andati a segno. Una circostanza, questa, che potrebbe contribuire a spiegare lo stato d’animo con cui il proprietario della villa ha impugnato la sua arma, una reazione dettata forse dalla frustrazione per una situazione di pericolo percepito come ormai endemico. Il racconto dei fatti, per come si sono susseguiti, resta al momento ancorato alle dichiarazioni dei diretti interessati e ai primi riscontri oggettivi: l’attivazione dell’allarme, lo sparo intimidatorio, la fuga, e infine il ritrovamento del senza vita del ladro, esanime in un vigneto, con una ferita letale alla gamba che nulla ha a che vedere, stando a quanto emerso, con il proiettile esploso.




