Il nuovo gas di Eni in Libia: una rotta strategica per sfidare la crisi di Hormuz
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Redazione Interno
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Mentre la guerra in Medio Oriente blocca i flussi del Golfo e i prezzi del gas balzano del 33%, la scoperta offshore a Bahr Essalam offre all’Italia una via di fuga verso l’autonomia. L’annuncio di una nuova, importante scoperta di gas naturale nel Mediterraneo centrale giunge in un momento di estrema fragilità per gli equilibri energetici mondiali. La National Oil ration (Noc) libica ed Eni hanno confermato l’individuazione di due nuove strutture produttive nell’area offshore di Bahr Essalam, denominate Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3. I due pozzi esplorativi, B2 16/4 e C1-16/4, situati a circa 85 chilometri dalla costa libica in un fondale di 200 metri d'acqua e 16 chilometri a sud del giacimento principale, hanno incontrato livelli mineralizzati nella formazione Metlaoui, già nota per essere il principale reservoir dell'area. Le prime stime volumetriche, basate sui dati di perforazione e confermate dai test di produzione eseguiti sul primo pozzo, indicano la presenza complessiva di oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto, una quantità che, seppur non paragonabile ai mega-giacimenti del passato, assume un valore strategico rilevante nel contesto attuale.
Un pozzo vicino a Bahr Essalam taglia i tempi di sviluppo
La vera rilevanza dell'operazione non risiede soltanto nella quantità di idrocarburi scoperti, quanto piuttosto nella loro posizione. La prossimità delle strutture BESS 2 e BESS 3 al colossale giacimento di Bahr Essalam, il maggiore tra quelli offshore libici e in produzione ininterrottamente dal lontano 2005, rappresenta un vantaggio logistico e operativo di prim'ordine. Poter collegare i nuovi pozzi alle infrastrutture esistenti, una rete di piattaforme e condotte sottomarine già collaudata, significa bypassare la fase più lunga e costosa della progettazione ex novo, riducendo drasticamente i tempi per l'avvio della produzione. Una velocità di esecuzione che, in un mercato nervoso e volatile come quello attuale, si traduce in un vantaggio competitivo difficilmente eguagliabile. Il gas estratto, come chiarito dalle stesse compagnie, avrà una doppia destinazione: una parte sarà immessa nel mercato libico per soddisfare la domanda interna e sostenere la fragile economia del paese, mentre un'altra quota consistente sarà destinata all'esportazione verso l'Italia attraverso il gasdotto Greenstream, che già oggi collega le due sponde del Mediterraneo.
La lunga presenza di Eni in Libia torna utile in tempi di crisi
Questa scoperta non rappresenta un fulmine a ciel sereno, ma piuttosto il frutto di una strategia di lungo periodo che Eni porta avanti in Libia sin dal lontano 1959. Il colosso energetico italiano, che nel 2025 ha registrato una produzione equity nel paese nordafricano di circa 162.000 barili equivalenti di petrolio al giorno, si conferma come il principale operatore internazionale nell'area, forte di una conoscenza del territorio e di relazioni consolidate che pochi altri competitor possono vantare. Una presenza che va al di là della mera estrazione, configurandosi come una vera e propria alleanza energetica in grado di prescindere, almeno in parte, dalle turbolenze che periodicamente scuotono altre regioni produttrici. Mentre lo Stretto di Hormuz, quel sottile corridoio marittimo vitale per il trasporto del greggio e del gas liquefatto dal Golfo Persico, diventa teatro di tensioni e bloccato dai conflitti in corso, l'Italia scopre di poter contare su una “riserva di prossimità” a poche miglia dalle sue coste.
L'Italia rafforza la sponda sud del suo approvvigionamento energetico
L'operazione in Libia, con questi due nuovi pozzi che vanno ad aggiungersi ai tre progetti di sviluppo già in fase esecutiva (due dei quali partiranno nel corso del 2026), ridisegna parzialmente la geografia degli approvvigionamenti nazionali, spostando il baricentro sempre più verso la sponda sud del Mediterraneo. In un'Europa che ha dovuto dire addio alla maggior parte del gas russo e che cerca disperatamente fonti alternative, l'Italia si muove in controtendenza, consolidando un asse privilegiato con il Nord Africa che affianca le massicce importazioni di Gnl dagli Stati Uniti, dove è tornato alla presidenza Donald Trump. Il rialzo dei prezzi, che ha visto il gas balzare in poche settimane, rende ogni metro cubo aggiuntivo una risorsa preziosa per la bilancia commerciale e per la tenuta del sistema produttivo nazionale. La scoperta di Bahr Essalam, per quanto limitata nel volume complessivo se rapportata al consumo nazionale, assume così il sapore di una piccola rivoluzione copernicana: non più dipendenza da rotte lontane e instabili, ma valorizzazione di una prossimità geografica troppo a lungo data per scontata e oggi, invece, riscoperta come fondamentale ancora di salvezza.
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