Venezia, tre giovani in acqua nelle prime ore dell’alba: ventenne polacco annegato, due salvati da un’imbarcazione di passaggio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il risveglio della città lagunare, questa volta, ha portato con sé il silenzio greve di una perdita. Nelle acque antistanti la caserma della Guardia di Finanza a San Polo, uno dei sestieri più antichi e suggestivi di Venezia, il senza vita di un ragazzo di vent’anni, di origine polacca, è stato recuperato intorno alle 5:30 di martedì mattina. La segnalazione ai soccorsi, scattata proprio a quell’ora, parlava di tre persone finite in acqua; due di loro, riuscite a rimanere a galla o comunque a non disperdersi, sono state tratte in salvo da un’imbarcazione privata che si trovava a passare in quel frangente, mentre del terzo componente del gruppo, il più giovane, si sono perse subito le tracce.

Un intervento complesso all’alba tra nebbia e fondali lagunari

I Vigili del fuoco, una volta ricevuta la chiamata, hanno mobilitato due autopompe lagunari dalla sede di Venezia Dorsoduro; a supporto delle operazioni sono stati fatti intervenire anche i sommozzatori del nucleo regionale, una specializzazione necessaria quando ci si trova a operare in acque con scarsa visibilità o con correnti imprevedibili, tipiche della laguna. La ricostruzione dei momenti immediatamente precedenti la caduta non è ancora chiara, e le cause dell’incidente restano ufficialmente in corso di accertamento da parte delle autorità competenti. Quel che si sa, con un margine di certezza fornito dai primi rilievi, è che il gruppo di tre giovani si trovava in zona San Polo – precisamente al civico 2640 – quando, per una dinamica ancora tutta da chiarire, tutti e tre sono finiti in un rio.

Le due giovani salvate, il disperso che non ha fatto più ritorno

I due ragazzi tratti in salvo non hanno riportato conseguenze fisiche gravi, almeno stando alle prime informazioni fornite dai soccorsi; la loro testimonianza, come spesso accade in casi analoghi, potrebbe rivelarsi preziosa per ricostruire quei secondi decisivi che hanno trasformato una notte qualunque in una tragedia. L’imbarcazione di passaggio, il cui equipaggio ha agito con prontezza senza esitazioni, ha permesso di evitare un bilancio ancora più grave: senza quell’intervento occasionale, nessuno può dire con certezza se i due superstiti sarebbero riusciti a mettersi in salvo da soli, visto il freddo dell’acqua e l’ora ancora buia. Il ventenne polacco, invece, non è più riemerso; i sommozzatori lo hanno trovato solo dopo alcune ore di ricerche sul fondo del bacino antistante la caserma.

Il recupero del e le indagini in corso

Il corpo del ragazzo, una volta individuato, è stato portato a riva con il supporto dei mezzi nautici dei vigili del fuoco; da quel momento la procedura è passata nelle mani dell’autorità giudiziaria, che ha disposto i consueti accertamenti per escludere responsabilità di terzi e per definire con esattezza la dinamica della caduta. Non si esclude, ma non vi è al momento alcuna conferma ufficiale, che lo stato dei luoghi – scarsa illuminazione, presenza di gradini scivolosi o assenza di parapetti adeguati – possa aver giocato un ruolo. La zona di San Polo, infatti, è caratterizzata da rii stretti e fondali che possono variare rapidamente di profondità; un fattore, quest’ultimo, che trasforma qualsiasi caduta accidentale in una potenziale trappola mortale, specialmente per chi non conosce bene la conformità lagunare.

La reazione silenziosa della città e il lavoro dei soccorritori

Sul posto, al termine delle operazioni di recupero, è rimasta solo la calma innaturale che segue certi eventi; i vigili del fuoco hanno poi ritirato i mezzi, mentre la polizia locale ha provveduto a raccogliere le testimonianze di eventuali residenti svegliati dal rumore delle motovedette. Non ci sono state dichiarazioni pubbliche da parte dei familiari del giovane, né sono stati diffusi i nomi degli altri due ragazzi salvati. L’unico dato certo, in questo tragico risveglio di Venezia, è che un ventenne polacco è morto annegato nelle acque di San Polo, e che due suoi coetanei devono la vita alla casualità del passaggio di un’imbarcazione. Gli inquirenti continuano a lavorare per dare una risposta a quel “perché” che nessun rapporto ufficiale potrà mai restituire del tutto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.