Tesoro, nuovo Btp trentennale collocato per intero con rendimento al 3,85 per cento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha portato a termine con successo l’operazione di collocamento della diciassettesima tranche del Btp con scadenza 1° marzo 2038, un Titolo che, va ricordato, prevede una cedola annua lorda del 3,25 per cento. L’asta, svoltasi giovedì 12 marzo 2026, ha visto il Tesoro piazzare l’intero ammontare massimo previsto, pari a 1,5 miliardi di euro, raggiungendo così il limite superiore della forchetta che era stata comunicata agli operatori alla vigilia dell’operazione, compresa tra un miliardo e 1,5 miliardi di euro.

Domanda sostenuta per la lunga scadenza nonostante il contesto

L’emissione di questo Btp a quindici anni — anche se tecnicamente, considerando il 2038, si tratta di una scadenza molto lunga — ha registrato una domanda che ha ampiamente superato l’offerta, con richieste per 2,66 miliardi di euro a fronte degli 1,5 miliardi effettivamente collocati, generando un rapporto di copertura pari a 1,77. Il rendimento lordo assegnato in asta si è attestato al 3,85 per cento, un livello che riflette le attuali condizioni dei mercati obbligazionari e che rappresenta un dato significativo per chi sta valutando un investimento di lungo periodo. Nella stessa seduta, il Tesoro ha inoltre collocato altri due titoli di Stato, ossia il Btp con scadenza 2029 per 2 miliardi di euro e il Btp con scadenza 2033 per 2,5 miliardi, per un totale complessivo di 6 miliardi di euro raccolti nella giornata.

Disinteresse degli specialisti per le riaperture del giorno successivo

Un copione diverso, invece, ha caratterizzato le operazioni di collocamento supplementare riservate agli operatori specialisti, andate in scena venerdì 13 marzo 2026. Per questi appuntamenti, che rappresentano delle riaperture dei titoli già emessi destinate esclusivamente a una platea ristretta di investitori qualificati, l’interesse è risultato del tutto assente. L’offerta complessiva per queste operazioni ammontava a 1,2 miliardi di euro, suddivisa in 400 milioni per il Btp con scadenza 2029, 500 milioni per il Btp con scadenza 2033 e 300 milioni proprio per il Btp con scadenza 2038, ma nessuna richiesta è stata presentata, portando a un assegnazione nulla.

L’esempio dell’investimento da diecimila euro nel titolo settennale

Guardando ai rendimenti effettivi per il pubblico dei risparmiatori, può essere utile analizzare quanto emerso dall’asta del Btp a sette anni con scadenza 15 marzo 2033, quello contraddistinto dal codice ISIN IT0005689994 e da una cedola annua del 3,15 per cento. Anche questo titolo è stato collocato per l’intero importo massimo, pari a 2,5 miliardi di euro. Il rendimento lordo assegnato per questa emissione si è fissato al 3,37 per cento. Un investitore che avesse destinato a questo specifico Btp una somma di diecimila euro, una cifra certamente alla portata di molte famiglie italiane, dovrebbe considerare che il rendimento effettivo, al netto della tassazione agevolata al 12,5 per cento che caratterizza i titoli di Stato, e in funzione del prezzo di emissione, si allineerebbe al tasso riconosciuto dal mercato in fase di collocamento.

Il BoT annuale e l’assenza di richieste nel collocamento supplementare

Parallelamente alle aste dei Btp, nella stessa settimana il Tesoro ha gestito anche l’offerta di un Buono Ordinario del Tesoro con scadenza 12 marzo 2027. Per questo titolo a breve termine, l’asta principale dell’11 marzo 2026 aveva già visto il collocamento di 8 miliardi di euro. Tuttavia, nella sessione supplementare di giovedì 12 marzo, riservata come di consueto agli specialisti, l’offerta di ulteriori 800 milioni di euro non ha trovato acquirenti, confermando il disinteresse già manifestato per le riaperture dei Btp e portando l’importo in circolazione del titolo a fermarsi esattamente agli 8 miliardi già assegnati nell’emissione ordinaria del giorno precedente.

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