Zaia critica l'Avvocatura dello Stato: "Blocco mandati offende amministratori e cittadini"
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Redazione Interno
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Il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha duramente contestato la posizione dell'Avvocatura dello Stato, che ha riproposto davanti alla Corte costituzionale l’idea secondo cui il blocco dei mandati consecutivi sarebbe l’unico strumento per evitare la formazione di "centri di potere". "Per me è inaccettabile", ha detto Zaia, commentando la sentenza della Consulta che ha bocciato la possibilità di un terzo mandato per i governatori regionali. "Dire questo – ha aggiunto – significa offendere noi amministratori e, dall’altro, dare degli idioti ai cittadini, che non votano i sindaci uscenti solo perché tali, ma li confermano o li respingono in base ai risultati".
La polemica si inserisce in un dibattito più ampio, che ha visto la Corte costituzionale pronunciarsi più volte sul tema, stabilendo che il limite dei due mandati consecutivi è legittimo per evitare un eccessivo accentramento di potere. Tuttavia, Zaia – che ha già governato il Veneto per tre legislature – sostiene che la questione sia stata affrontata in modo riduttivo, ignorando il principio democratico della scelta elettorale.
Intanto, in Campania, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha espresso la necessità di una "coalizione ampia" in vista delle prossime regionali, auspicando un’alleanza che includa moderati, riformisti e Movimento 5 Stelle. "Bisogna partire dai contenuti, dal programma, e poi trovare un candidato capace di interpretare questa esperienza", ha dichiarato a Sky TG24, riconoscendo il ruolo che il governatore uscente Vincenzo De Luca – ora escluso dalla corsa – potrebbe avere nel sostenere la futura compagine.
Quella di De Luca, del resto, è stata una delle carriere più longeve nella politica italiana: dagli esordi come vicesindaco di Salerno nel 1990, passando per due legislature alla Camera e poi alla riconquista del comune campano, fino alla guida della Regione. La sentenza della Consulta, però, ha interrotto il suo percorso, imponendo un cambio di passo al centrosinistra, che dovrà ora trovare un nuovo equilibrio senza il suo leader più consolidato.




