L'Europa corre ai ripari: nuova auto elettrica low-cost e fronte comune per l'industria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Europa prova a correre ai ripari sull'auto elettrica mentre la crisi industriale si fa sentire. La spinta normativa verso la mobilità a zero emissioni, il cui punto di approdo è il divieto di vendita dei veicoli a motore termico dal 2035, sta producendo una duplice e contraddittoria conseguenza. Da un lato, infatti, accelera una transizione i cui tempi sono ormai improrogabili; dall’altro, sta mettendo in seria difficoltà un comparto, quello automobilistico continentale, che fatica a tenere il passo della concorrenza internazionale e i cui equilibri, minati anche dall’ascesa dei costruttori cinesi, rischiano di tradursi in una pesante erosione dell’occupazione. In questo contesto, caratterizzato da veicoli elettrici il cui prezzo di listino rimane proibitivo per una fetta consistente di potenziali acquirenti, Bruxelles annuncia una controffensiva che punta finalmente all’accessibilità.

Il progetto "Small Affordable Cars" per un'auto elettrica accessibile

L’iniziativa, battezzata “Small Affordable Cars” e anticipata nello scorso settembre, mira esplicitamente a sviluppare un’utilitaria elettrica dal costo contenuto, che si aggiri idealmente tra i quindicimila e i ventimila euro. A confermare che il progetto è in uno stato avanzato di elaborazione è stato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per l’Industria, il quale ha assicurato ai ministri riuniti a Bruxelles per il Consiglio Competitività che la proposta prenderà una forma definitiva entro la fine dell’anno. Si tratta di un tentativo, che molti osservatori considerano cruciale, per riconquistare quel segmento di mercato che, essendo il più sensibile al fattore prezzo, rischia di essere definitivamente perso a favore di competitor globali più agguerriti.

Il fronte comune di Italia, Francia e Germania

Parallelamente alla strategia sulla mobilità popolare, prende corpo una linea d’azione coordinata tra i principali attori industriali dell’Unione. Italia, Francia e Germania, rappresentate dai rispettivi ministri, hanno dunque siglato un documento di indirizzo congiunto, un “non paper” indirizzato alla Commissione, in vista della prossima adozione dell’Industrial Decarbonization Accelerator Act. L’obiettivo dichiarato è quello di sollecitare misure immediate e incisive a protezione di quei settori industriali caratterizzati da un’elevata intensità energetica, i quali devono affrontare costi insostenibili per adeguarsi ai nuovi standard ambientali.

Una partita cruciale per il futuro industriale europeo

La mossa congiunta di Roma, Parigi e Berlino delinea un fronte compatto, una rara intesa tra le tre maggiori economie della Ue, che condividono la necessità di bilanciare gli imperativi della transizione verde con la preservazione della competitività manifatturiera. Il loro appello, che si concentra sulla richiesta di strumenti finanziari e normativi specifici, punta a influenzare in maniera significativa la architettura finale dell’Act, il cui varo è calendarizzato per il prossimo novembre. Una partita, questa, i cui esiti determineranno la capacità dell’industria europea di non soccombere sotto il peso di una trasformazione epocale, cercando di conciliare la sostenibilità ambientale con quella sociale ed economica.

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