Lo skipass Dolomiti Superski vale 30 milioni di rimborsi, ma l’Antitrust tiene aperto il fascicolo
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Redazione Economia
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L’ombra di una maxi-sanzione per intesa restrittiva della concorrenza – quella che, stando ai precedenti del settore, potrebbe facilmente superare i cinquanta milioni di euro – ha spinto il Federconsorzio Dolomiti Superski e i dodici consorzi da esso coordinati, operativi tra le province autonome di Bolzano, Trento e Belluno, a presentare all’Agcm una proposta di impegni Corposa. Che vale, stando alle carte depositate, circa 30 milioni di euro di rimborsi destinati agli sciatori che hanno acquistato skipass nelle ultime tre stagioni. Un’offerta, questa, formulata per ottenere la chiusura anticipata di un’istruttoria avviata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la quale aveva rilevato indizi di un presunto coordinamento sui prezzi dei vari consorzi. Un coordinamento – se confermato – tale da limitare di fatto l’autonomia tariffaria dei singoli gestori, e da uniformare le politiche di vendita degli skipass di zona in un’area tra le più frequentate dell’arco alpino.
Il meccanismo pensato per erogare questi rimborsi, va detto, non è ancora operativo. La proposta prevede l’apertura di un portale dedicato – a partire dalla stagione sciistica 2026/2027 – dove il consumatore dovrà registrarsi entro e non oltre il 15 ottobre 2026 per poter accedere all’indennizzo. In caso di fondi non pienamente utilizzati, verrà attivata una proroga. Nulla di più, almeno per ora: la fase resta interlocutoria, e i dettagli tecnici verranno affrontati solo dopo il 27 maggio, data spartiacque per eventuali osservazioni da parte dell’Autorità. Al momento, insomma, non esiste alcuna certezza su come verranno ripartiti quei 30 milioni né su quali tipologie di skipass (giornalieri, stagionali, di area o superski) avranno priorità.
«Troppi paletti e prezzi ancora in salita»: la critica di Assoutenti
Non tutti, però, hanno accolto con favore l’iniziativa. Il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, ha già annunciato un intervento formale dell’associazione davanti all’Agcm, sostenendo che i 30 milioni messi sul piatto non siano affatto sufficienti a compensare i rincari subiti dagli sciatori negli ultimi anni. E ha fornito un dato, peraltro verificabile sui listini ufficiali: dal 2021 a oggi il costo dello skipass Dolomiti Superski è aumentato del 28,4%. Un balzo che, a suo dire, rende i paletti previsti per ottenere il rimborso – a partire dalla necessaria registrazione anticipata su un portale ancora da realizzare – eccessivamente stringenti. Di più: Melluso parla di condizioni «troppo limitate» per poter definire equo l’indennizzo proposto.
Resta inteso che l’intervento di Assoutenti si inserisce nella procedura aperta dall’Antitrust, e che la stessa Autorità dovrà valutare non solo l’adeguatezza economica del pacchetto, ma anche l’effettiva capacità degli impegni di rimuovere i presunti effetti distorsivi sulla concorrenza. Tra questi, la promessa – contenuta nella proposta – di eliminare ogni forma di coordinamento sui prezzi tra consorzi e di garantire una maggiore autonomia tariffaria ai singoli gestori. Una promessa che, se accettata, impegnerebbe il Federconsorzio a modificare radicalmente le modalità di definizione dei listini.
Il nodo della procedura: nessuna sanzione automatica, ma l’istruttoria resta aperta
Va sottolineato, per completezza, che l’offerta di 30 milioni non rappresenta né un risarcimento automatico né l’ammissione di una colpa. Gli impegni, così come pubblicati, costituiscono una proposta unilaterale per chiudere il procedimento senza l’accertamento di un’infrazione. L’Agcm, da parte sua, può accettarli, renderli vincolanti (anche attraverso modifiche) oppure respingerli e proseguire con l’istruttoria, che in questo caso verte su una presunta intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. I fatti contestati riguarderebbero le stagioni 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, ovvero quelle coperte dai rimborsi proposti.
Nessuna decisione, per ora, è stata presa. E gli stessi sciatori che sperano di recuperare parte di quanto speso – si parla di milioni di skipass venduti ogni anno nei comprensori che vanno dalla Val di Fiemme alle Dolomiti bellunesi, passando per l’Alta Badia e la Val Gardena – dovranno attendere almeno l’autunno del 2026 per sapere se e come potranno presentare domanda. Un lasso di tempo non breve, che lascia aperta ogni possibilità, incluso il rischio che l’offerta venga giudicata insufficiente dall’Autorità.
L’assenza di dettagli concreti e il peso della stagione 2026/2027
Ciò che rende ancora opaca la vicenda, agli occhi di chi segue le cronache della concorrenza nel settore degli impianti, è la mancanza di qualsiasi definizione operativa. Al momento non esistono moduli, criteri di priorità tra i richiedenti, né un fondo di garanzia per eventuali contestazioni. La stessa finestra temporale per la registrazione – entro il 15 ottobre 2026, con erogazioni che partirebbero solo nella stagione successiva – rischia di disincentivare una platea ampia di consumatori, specie quelli occasionali o stranieri. Il portale, peraltro, non è stato né realizzato né testato. E i 30 milioni, seppure rilevanti, andrebbero ripartiti su milioni di skipass venduti: il rimborso medio, in caso di adesione massiccia, potrebbe rivelarsi simbolico.
Proprio per queste ragioni, l’intervento di Assoutenti davanti all’Agcm rappresenta il primo scoglio formale per la proposta. L’Autorità, che ha già chiuso istruttorie simili nel settore dei trasporti e dei servizi turistici con impegni economici di minore entità, dovrà ora valutare se l’offerta sia proporzionale alla durata e alla gravità della presunta intesa. E se il meccanismo di rimborso proposto – con tutte le sue attuali zone d’ombra – possa davvero essere definito efficace e tempestivo. La parola, per ora, passa ai tecnici.




