Il passo dell'Atalanta e il tonfo del Napoli: quella gara di novembre ha invertito le sorti
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Redazione Sport
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Tre mesi cambiano una stagione, e nel caso di Atalanta e Napoli, la fotografia scattata il 25 novembre scorso — giorno in cui le due squadre si affrontarono per la prima volta in questo campionato — rappresenta lo spartiacque tra un presente fatto di ambizioni e uno, invece, di rimpianti e fatiche. Se quella partita, terminata con la vittoria dei partenopei, poteva ancora far pensare a un percorso in salita per i nerazzurri di Gian Piero Gasperini, il rialzo odierno della classifica parla chiaro: il cammino compiuto dalla Dea da quel momento in poi è stato semplicemente devastante, mentre gli azzurri, trascinati da un Antonio Conte che sembrava aver ritrovato la formula giusta, hanno progressivamente perso terreno. È un paragone impietoso, ma anche estremamente concreto, quello che esce fuori analizzando i punti conquistati nelle ultime quattordici gare, un periodo che ha ridisegnato le gerarchie del campionato.
La rimonta silenziosa della Dea, il passo falso di Conte
I numeri, si sa, hanno il pregio di essere oggettivi, e in questo frangente raccontano di una vera e propria emorragia di rendimento per il Napoli e di una cavalcata trionfale per l’Atalanta. Dall’incontro del 22 novembre, quello finito con la vittoria degli uomini di Conte per 2-1, la musica è cambiata radicalmente. Nelle quattordici partite successive, la squadra di Gasperini ha collezionato la bellezza di 32 punti, frutto di un ruolino di marcia che pochi in Serie A possono vantare. Un ritmo forsennato, da primato, che ha permesso ai bergamaschi di operare un sorpasso che pochi avrebbero pronosticato. Nello stesso arco di tempo, il Napoli ha racimotato sette punti in meno — un divario enorme, che pesa come un macigno sulle ambizioni scudetto della squadra azzurra. C'è poi un ulteriore termine di paragone che rende l'idea della potenza offensiva e della solidità nerazzurra: in questo stesso periodo, solo l'Inter, la corazzza di Simone Inzaghi, è riuscita a fare meglio dei bergamaschi, a testimonianza di come la Dea sia diventata, a tutti gli effetti, la seconda forza del campionato.
L'ostacolo Napoli, tra sfortuna e demeriti
Certo, per spiegare la flessione degli azzurri non si possono ignorare alcune variabili. Gli episodi arbitrali contrari, in più di una circostanza, hanno fatto discutere, e la lista degli infortuni che ha colpito lo spogliatoio di Conte è parsa a tratti surreale, privando il tecnico salentino di pedine cardine in momenti cruciali della stagione. Ma sarebbe riduttivo, e persino fuorviante, attribuire la differenza di rendimento rispetto all’Atalanta solo alla cattiva sorte. Perché se è vero che il Napoli ha pagato dazio a decisioni dubbie e a defezioni pesanti, è altrettanto vero che nella sfida diretta di oggi, così come in molte altre occasioni, la squadra è apparsa svuotata, incapace di reagire alle difficoltà. L’ultimo confronto, terminato 2-1 per i padroni di casa, ne è la dimostrazione più lampante. Dopo un primo tempo giocato su buoni livelli, che aveva illuso i tifosi partenopei, nella ripresa l'Atalanta ha preso il sopravvento con autorità, ribaltando il risultato con le reti di Pasalic e Samardzic, entrambe di testa, e lasciando il Napoli a guardare, impotente. Un atteggiamento rinunciatario che stride con la grinta mostrata fino a pochi mesi fa.
Le formazioni e la gara: un copione già visto
L’incontro alla New Balance Arena di Bergamo, valido per il campionato, ha messo di fronte due squadre sì con moduli speculari — il 3-4-2-1 — ma con approcci mentali completamente diversi. Da un lato l’Atalanta di Palladino, che si affidava alla vena realizzativa di Krstovic e alla vivacità di Zalewski; dall’altro il Napoli di Conte, che rispondeva con Milinkovic-Savic tra i pali, una linea difensiva con Buongiorno e Juan Jesus, e un attacco composto da Vergara, Alisson e Hojlund, con Elmas e Lobotka a presidiare la mediana. Nonostante qualche fiammata iniziale, come il gol di Beukema su punizione di Gutierrez, a suggellare un primo tempo promettente, la squadra di Conte non è riuscita a gestire il vantaggio. Anzi, dopo aver sfiorato il raddoppio con un gol annullato ad Alisson Santos e un calcio di rigore prima concesso e poi revocato dal Var per un contatto su Hojlund, la squadra si è come spenta, lasciando campo e iniziativa alla Dea, che ne ha approfittato senza troppe difficoltà.
Un copione, questo, che si ripete fin troppo spesso per il Napoli di questa seconda parte di stagione: una squadra che parte bene, che sembra avere in pugno la partita, ma che allo stress dei novanta minuti finisce per cedere il passo a un'avversaria più cinica e determinata. Un difetto che, a questi livelli, si paga carissimo.




