Nuova strage in un campus americano, due vittime alla Brown University
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La conta, spietata e ormai familiare, si aggiorna ancora una volta. Mentre il Gun Violence Archive diffondeva il dato, già di per sé agghiacciante, delle 389 sparatorie di massa verificatesi negli Stati Uniti nel corso del 2025, un nuovo episodio di violenza armata ha costretto a rivedere quelle statistiche in un tragico aumento. Presso il campus di ingegneria della Brown University, a Providence nel Rhode Island, un attentatore, la cui identità rimane al momento un mistero per le autorità, ha aperto il fuoco su un gruppo di studenti, uccidendone due e ferendone, con diversi gradi di gravità, altri nove. L’attacco, che ha riportato alla memoria le pagine più buie della cronaca americana, si è consumato domenica, trasformando un luogo di studio e di vita in uno scenario di caos e di terrore.
L’indagine e la caccia al killer
Le forze dell'ordine, giunte sul posto in massa, hanno immediatamente avviato le operazioni di soccorso e di contenimento, chiudendo l’intera area in un rigoroso lockdown mentre gli elicotteri sorvolavano la zona. Nelle ore immediatamente successive alla tragedia, gli investigatori hanno dichiarato di aver fermato per i primi accertamenti un uomo, sulla trentina, definito una “persona di interesse”. Tuttavia, non essendo emersi elementi sufficienti per trattenere il fermato, la caccia al vero responsabile è proseguita senza sosta. Tanto che, per accelerare le indagini, è stata promessa una ricompensa di cinquantamila dollari a chiunque possa fornire informazioni utili alla cattura dell’omicida, il quale, secondo le ultime ricostruzioni, sarebbe riuscito a dileguarsi dopo l’agguato, facendo perdere ogni sua traccia.
La testimonianza diretta di un sopravvissuto
A raccontare il brusco passaggio dalla normalità all’incubo è stato uno dei giovani coinvolti, un diciottenne di origini pugliesi che studiava presso l’ateneo. “Era tutto tranquillo, poi è diventata una zona di guerra”, ha spiegato il ragazzo, descrivendo l’improvvisa sequenza di spari, l’arrivo della polizia con le armi in pugno e l’ordine di non uscire dalle proprie stanze. Le operazioni di evacuazione, condotte con estrema cautela data la potenziale presenza dell’assalitore nelle vicinanze, si sono protratte fino a notte fonda, in un’atmosfera di tensione palpabile. Tanto che lo studente, come molti altri, ha deciso di lasciare immediatamente il Paese, anticipando di diversi giorni il volo di ritorno verso l’Italia che aveva inizialmente programmato per la fine del mese.
Una ferita aperta nella vita del campus
Mentre le indagini proseguono nel tentativo di fare luce sulle dinamiche e sulle motivazioni del gesto, la vita alla Brown University è sospesa in un doloroso limbo. Davanti ai cancelli dell’università, infatti, sono cominciati ad accumularsi i segni tangibili del cordoglio: mazzi di fiori, biglietti scritti a mano e candele accese, lasciate lì da compagni di corso e cittadini per onorare la memoria delle due giovani vite spezzate. Una veglia di preghiera, organizzata in modo spontaneo, ha poi riunito una folla silenziosa e commossa, un momento di raccoglimento collettivo per cercare, nelle ore successive alla brutalità, un conforto che le semplici parole faticano a dare. La ferita, per quel campus e per l’intera nazione che, sotto la presidenza di Donald Trump, continua a confrontarsi con questo fenomeno endemico, è profonda e lungi dall’essere rimarginata.




