Il caos e l’asfalto sporco dettano legge in Croazia: Pajari guida una classifica decimata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
FIUME (Croazia), 10 aprile – È bastato il primo giro del mattino, quello delle prime quattro prove speciali, per trasformare il Croatia Rally 2026 – quarto round del Mondiale WRC che si snoda per 300 chilometri in 20 tratti cronometrati – in una vera e propria carneficina. La sensazione, assistendo all’andamento della prima tappa su asfalto, è che basti davvero poco per individuare i segnali di una certa desolazione nel momentum del campionato. Il WRC, nella sua classe regina (quella delle Rally1), sopravvive ormai a una povertà cronica di partecipazione; una situazione di fatto tenuta in vita solo dal vigore impresso alla disciplina dalla categoria “subalterna”, quella delle Rally2, numericamente più robusta e vitale. E nelle insidiose strade attorno a Zaule di Liburnia, sporche e insidiose per via dello scarso grip iniziale, questa fragilità è emersa in tutta la sua drammatica evidenza.
Una mattanza senza sconti tra gli alberi e i fossati
Il venerdì di gara si è aperto con un colpo di scena dietro l’altro, trasformando la classifica in una sorta di bollettino di guerra. Già nella prima speciale, la Vodice – Brest di appena 14 chilometri, la corsa di Oliver Solberg si è conclusa prima ancora di iniziare: il pilota svedese è finito in un fossato dopo aver toccato un terrapieno, rimanendo immobilizzato. Pochi chilometri dopo, nel terzo tratto (Beram – Cerovlje), è toccato a Elfyn Evans, leader del campionato, che è finito lungo tra gli alberi a causa di una curva più stretta del previsto. Due delle punte di diamante della Toyota Gazoo Racing sono così state messe fuori gioco in pochi minuti, lasciando il team diretto da Jari-Matti Latvala in una posizione quantomeno imbarazzante, viste le ambizioni di vittoria. A completare il quadro, Adrien Fourmaux (Hyundai) è stato rallentato da una foratura che gli è costata oltre un minuto, mentre il giovane Jon Armstrong (Ford M-Sport), dopo aver fatto intravedere sprazzi di talento, è uscito di scena nella quarta prova.
L’inedito trio al comando: Pajari, Neuville e Katsuta
Nonostante la débâcle, quindi, il rally non è rimasto senza protagonisti, ma la lotta per la vetta ha assunto i contorni di una gara nella gara. A beneficiare della situazione è stato il giovanissimo finlandese Sami Pajari, che con sangue freddo ha ereditato la prima posizione. Non un “regalo”, però: il pilota di casa Toyota ha dovuto difendersi dagli attacchi di Takamoto Katsuta, eroe del Safari Rally, e di Thierry Neuville. Proprio il campione del mondo in carica, inizialmente in difficoltà con l’assetto della sua i20 alle prese con un sottosterzo cronico, ha operato una magistrale rimonta nel corso del secondo giro. Modificato l’assetto all’assistenza di mezzogiorno, Neuville ha piazzato tre scratch consecutivi, scalzando Katsuta dalla seconda piazza e andandosi a sedere a soli 13 secondi dalla vetta. Pajari, dal canto suo, ha risposto presente vincendo l’ultima speciale della giornata, fissando il margine sul belga e chiudendo la prima frazione con un vantaggio ridotto ma prezioso. La top three, completata da Katsuta a 14 secondi, è racchiusa in pochi secondi.
Il “vuoto” dei big e il dominio schiacciante di un marchio
Se la lotta per il podio tiene ancora banco, il dato più inquietante della giornata arriva da ciò che non si vede. In Croazia, tre grandi ex campioni del mondo come Kalle Rovanpera, Ott Tanak e Sebastien Ogier sono assenti per ragioni diverse (dai programmi parziali ai ritiri), e ieri i due principali contendenti al titolo (Evans e Solberg) si sono autoeliminati. Con Fourmaux attardato, di fatto il parco partenti delle Rally1 si è ridotto a una manciata di vetture. A ciò si aggiunge lo strapotere tecnico della Toyota: le Hyundai di Neuville e Hayden Paddon (quest’ultimo quarto assoluto) sembrano dover inseguire gli sviluppi evolutivi, mentre la Ford M-Sport vive un anno di transizione o di ricostruzione. Una situazione che alimenta quella strana impressione di desolazione, dove la classe regina sembra sopravvivere più per inerzia che per reale spinta agonistica, nell’attesa di un regolamento 2027 che possa rivoluzionare le sorti del mondiale.




