Rigassificatore Panigaglia: tra proroghe e proteste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il rigassificatore di Panigaglia, situato nel Golfo della Spezia, continua a essere al centro di polemiche e interrogativi. Il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, è stato chiamato a chiarire la sua posizione riguardo al futuro dell’impianto, dopo che la Provincia da lui guidata ha recentemente firmato la proroga dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) fino al 2037 per GNL Italia. La decisione, che garantisce la continuità operativa del sito, ha sollevato dubbi sulla coerenza delle politiche locali, soprattutto in un contesto in cui si discute di transizione energetica e sicurezza.

A pochi chilometri da Panigaglia, il rigassificatore di Livorno, situato in mare aperto, è stato associato a una zona di potenziale pericolo di quasi due chilometri. Per Panigaglia, invece, la distanza di sicurezza calcolata è di appena 200 metri, nonostante la vicinanza a due centri abitati. Una discrepanza che ha spinto i residenti di Portovenere a presentare un esposto in tribunale a fine dicembre, chiedendo chiarimenti sulla metodologia utilizzata per determinare i rischi. Vittorio Gasparini, ingegnere e abitante della zona, ha sottolineato come la questione non sia solo tecnica, ma riguardi la sicurezza di chi vive a ridosso dell’impianto.

Intanto, un’altra vicenda legata al mondo dell’energia e dei trasporti marittimi sta attirando l’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica. L’esplosione a bordo della petroliera Seajewel, avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 dicembre a poche centinaia di metri dal porto di Vado Ligure, è ora al centro di un’inchiesta dell’antiterrorismo di Genova. L’episodio, che ha visto la fiancata della nave squarciata sotto la linea di galleggiamento con ingresso di acqua nelle paratie, ha sollevato interrogativi sulla possibile matrice dolosa.

Sui social network, in particolare su X, sono emerse analogie inquietanti tra l’esplosione della Seajewel e altri due incidenti recenti: quello della Ursa Major, avvenuto il 23 dicembre, e quello della petroliera Koala, pochi giorni dopo. Alcuni osservatori internazionali hanno ipotizzato uno schema riconducibile a un attacco stile “Nord Stream 2”, evidenziando come la ripetizione di eventi simili in un arco di tempo così ristretto possa non essere casuale.

Nonostante la gravità dei fatti, i media nazionali hanno tardato a dare il giusto risalto alla notizia, lasciando spazio a speculazioni e dubbi. La mancata tempestività nell’informazione ha alimentato ulteriori preoccupazioni, soprattutto in un contesto in cui la sicurezza delle infrastrutture energetiche e dei trasporti marittimi è sempre più sotto la lente.

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