West Nile in Italia, i casi salgono a 226: la mappa del rischio cambia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   West Nile in Italia ha raggiunto 226 casi confermati dall’inizio della sorveglianza 2026 fino al 12 agosto, con un aumento di 85 segnalazioni in una sola settimana rispetto al precedente aggiornamento. Il dato precedente era fermo a 141 casi il 6 agosto, mentre l’incremento registrato è stato di circa il 60%. La sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità mostra anche un’estensione della presenza del virus, rilevato in 55 province distribuite in 16 regioni, con 7 decessi segnalati dall’inizio dell’anno.

La crescita dei casi e le province più coinvolte

L’aumento dei casi di West Nile virus in Italia riguarda diversi territori, con alcune province che presentano numeri più elevati rispetto ad altre. In Lombardia, la provincia di Cremona registra 14 contagi umani ed è tra le aree maggiormente interessate, seconda soltanto alla provincia di Milano che conta 17 casi. Nel resto del Paese risultano 19 episodi a Padova e 16 casi sia nella provincia di Latina sia in quella di Roma, dati che contribuiscono a delineare una mappa del rischio in evoluzione durante l’estate.

La presenza di zanzare infette nel territorio cremonese era stata già attestata all’inizio di luglio attraverso le attività di sorveglianza, dopo la cattura effettuata tramite le cosiddette «gabbie parlanti» situate al confine, in particolare a Castelvetro Piacentino. Questo elemento aveva evidenziato la circolazione del virus nell’area prima dell’aumento dei casi umani registrato nelle settimane successive. Il monitoraggio permette quindi di seguire sia la diffusione delle infezioni sia la presenza del virus negli insetti vettori.

Nuove province nella mappa del West Nile virus

Anche la provincia di Varese è entrata nella mappa dei territori interessati dal West Nile virus dopo l’ultimo aggiornamento della sorveglianza nazionale con dati riferiti al 12 agosto. Nel Varesotto sono stati registrati due casi: uno riguarda un paziente che ha manifestato febbre, mentre l’altro riguarda un donatore di sangue risultato positivo al virus. Le segnalazioni raccolte attraverso canali diversi mostrano come il sistema di controllo consideri sia le persone che sviluppano sintomi sia le positività individuate durante verifiche specifiche.

La sorveglianza nazionale sul West Nile viene rafforzata ogni anno dai primi di maggio fino a novembre e comprende diverse modalità di rilevazione. Il monitoraggio riguarda infatti i casi con sintomi e anche le positività scoperte attraverso controlli sui donatori di sangue. Questo approccio consente di raccogliere informazioni sulla circolazione del virus anche quando l’infezione viene individuata senza un quadro clinico segnalato, ampliando il numero di dati disponibili per aggiornare la situazione.

Come cambia il quadro dei contagi in Italia

I dati aggiornati al 12 agosto indicano un aumento rapido delle segnalazioni rispetto alla settimana precedente, con il passaggio da 141 a 226 casi confermati di infezione da West Nile Virus. La variazione registrata in pochi giorni evidenzia un cambiamento nella distribuzione dei territori interessati dalla presenza del virus, con nuove province inserite negli aggiornamenti della sorveglianza. La raccolta periodica delle informazioni permette di seguire l’andamento dei contagi durante il periodo in cui il monitoraggio viene intensificato.

La mappa del rischio West Nile in Italia viene quindi aggiornata sulla base dei casi umani confermati, delle positività individuate e delle attività di controllo sulla circolazione del virus. I numeri diffusi dall’Istituto superiore di sanità mostrano una situazione caratterizzata da un incremento delle segnalazioni nel corso dell’estate 2026. Le province coinvolte e i dati raccolti attraverso la sorveglianza rappresentano gli elementi utilizzati per descrivere l’evoluzione della presenza del virus sul territorio nazionale.

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