Tel Aviv in piazza contro Netanyahu, nuovi raid su Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Oltre 40.000 persone hanno riempito le strade di Tel Aviv per protestare contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, definito da molti un "dittatore". La manifestazione, una delle più imponenti degli ultimi mesi, è stata organizzata in risposta alla decisione del governo israeliano di riprendere le operazioni militari nella Striscia di Gaza, interrompendo una tregua fragile e già compromessa. A ciò si aggiunge il licenziamento di Ronen Bar, capo dello Shin Bet, i servizi segreti interni, una mossa che ha ulteriormente alimentato le critiche verso l’esecutivo. Secondo fonti del Times of Israel, la piazza ha espresso un malcontento trasversale, che unisce oppositori politici e cittadini comuni, stanchi di una gestione del potere percepita come autoritaria e slegata dalle esigenze del paese.

Nel frattempo, la notte ha portato con sé un nuovo capitolo di violenza a Gaza. Raid israeliani hanno colpito Khan Yunis e Rafah, nel sud della Striscia, causando, secondo quanto riportato da Al Jazeera, almeno 14 vittime. Questi attacchi rappresentano il secondo giorno consecutivo di bombardamenti, dopo che il 18 marzo era stata dichiarata la fine della tregua con Hamas. Le operazioni militari, giustificate da Israele come risposta al mancato rilascio degli ostaggi da parte del gruppo palestinese, hanno portato a un bilancio complessivo di oltre 400 morti e 600 feriti negli ultimi giorni. Una situazione che, nonostante le pressioni internazionali, sembra destinata a protrarsi, alimentando ulteriormente le tensioni in una regione già stremata da anni di conflitto.

Parallelamente, il gabinetto israeliano ha approvato all’unanimità la rielezione di Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Jewish Power, a ministro della Sicurezza nazionale. Ben Gvir, figura controversa e spesso al centro di polemiche, era uscito dal governo solo due mesi fa, in seguito all’escalation del conflitto a Gaza. Il suo ritorno segna un ulteriore spostamento a destra dell’esecutivo, in un momento in cui le divisioni interne e le proteste di piazza mettono a dura prova la stabilità del governo Netanyahu.

Intanto, lo scenario internazionale si complica con i continui raid americani contro gli Houthi in Yemen. I ribelli sciiti, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un quarto attacco alla portaerei Truman, evidenziando come il conflitto regionale si stia espandendo oltre i confini di Israele e Gaza. Una dinamica che, sebbene apparentemente distante, è strettamente intrecciata alle vicende mediorientali, con attori esterni che giocano un ruolo sempre più influente nel determinare gli equilibri di potere.

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