Credit Suisse, dall'archivio riaffiorano quasi 900 conti legati al regime nazista

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nuove, scomode verità, tenute a battesimo dalla polvere degli archivi e dall'ostinazione di un'indagine parlamentare americana, tornano a proiettare la loro ombra lunga sul passato di Credit Suisse. Conti, si apprende ora, riconducibili non solo a singoli individui ma a vere e proprie articolazioni dello Stato hitleriano, al suo ministero degli Esteri e a quelle società, pilastri dell'industria pesante, che forgiavano i mezzi per la guerra di conquista e sterminio. Un mosaico di legami, quello descritto davanti al Senato di Washington, che appare assai più strutturato e profondo di quanto un accordo da oltre un miliardo di dollari, siglato nel lontano 1999, avesse lasciato intendere.

I conti delle SS e della macchina da guerra

Sono ottocentonovanta, per la precisione, i rapporti bancari finora sconosciuti che riaffiorano dagli scantinati della storia, ciascuno dei quali un tassello di un quadro di complicità economica. L'avvocato Neil Barofsky, già incaricato di scandagliare quei legami oscuri, ha riferito ai senatori come l'istituto elvetico, stando a quanto emerso dai documenti, abbia intrattenuto relazioni con l'apparato economico delle SS, il braccio armato del partito nazionalsocialista, e con aziende impegnate a fondo nella produzione di armamenti. Alcuni di essi, del resto, risultano espressamente riconducibili ad agenti delle stesse SS, disegnando una geografia finanziaria che supportava, direttamente o meno, la macchina del Reich.

Il maxi-accordo del '99 e le verità incomplete

Quella cifra, 890, cambia radicalmente la percezione della portata del fenomeno e getta una luce inquietante sulla completezza delle informazioni fornite in passato dalla banca. La commissione del Senato americano, guidata dal repubblicano Chuck Grassley, avanza infatti il sospetto fondato che Credit Suisse non abbia allora consegnato tutto il materiale in suo possesso, lasciando così sepolti nomi e movimenti che oggi, invece, tornano a galla. Un capitolo, quello dei patrimoni nascosti, che molti avevano frettolosamente considerato archiviato con quel maxi-accordo di fine millennio, ma che ora si riapre con una mole documentaria inedita e imbarazzante.

Le conseguenze per il colosso Ubs

La questione, di bruciante attualità, investe oggi pienamente Ubs, il gigante bancario che ha inrato Credit Suisse. Le macchie del passato, come dimostra questa inchiesta, possiedono una tenace capacità di intorbidire il presente, soprattutto quando a riportarle alla luce è un'autorità di vigilanza senatoria in una piazza cruciale come quella statunitense. L'indagine giudiziaria, condotta con riservatezza, procede senza clamori ma con la metodica precisione di chi esamina carte dimenticate, alla ricerca non di sensazionalismi ma della ricostruzione di un rapporto tra finanza e regime che, a quanto pare, fu molto più solido e articolato di quanto si volle ammettere.

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