Bagnasco e il coraggio di Laura: la polemica sul fine vita che divide l’Italia
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Redazione Interno
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La morte di Laura Santi, la giornalista affetta da sclerosi multipla che ha scelto il suicidio assistito in Svizzera il 21 luglio, ha riacceso il dibattito sul fine vita in Italia, trascinando nella polemica anche il cardinale Angelo Bagnasco. L’arcivescovo emerito di Genova, intervistato da Repubblica, ha definito la donna semplicemente «questa persona», senza un accenno di compassione per la sua sofferenza o per la scelta che l’ha portata a morire. Un linguaggio che ha suscitato indignazione, soprattutto perché sembra negare il diritto all’autodeterminazione, principio su cui invece Laura aveva costruito la sua battaglia pubblica.
Emma Bonino, storica esponente radicale, non ha usato mezzi termini per criticare il silenzio del Parlamento dopo l’appello di Santi contro il disegno di legge sul fine vita, giudicato dalla giornalista non come una regolamentazione, ma come una limitazione di quel diritto. «Dovrebbero vergognarsi», ha detto Bonino, definendo «imbarazzante e disdicevole» l’indifferenza della politica. Una posizione che stride con quella di Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita, che pur esprimendo «compassione» per Laura, ha ribadito la sua opposizione a qualsiasi legge che legittimi il suicidio assistito: «La morte si accoglie, non si somministra».
Tra le voci più commoventi c’è quella di un’amica di Laura, che ha raccontato gli ultimi momenti condivisi con lei. «Mi aveva chiesto di non piangere, di non trasformare il suo ricordo in spettacolo», ha scritto, ricordando le lunghe chiacchierate al buio nella sua camera. Un testamento emotivo che contrasta con la freddezza di certi toni istituzionali, mostrando invece il volto umano di una battaglia che, al di là delle ideologie, riguarda la libertà delle persone di decidere della propria esistenza.




