Laura Santi si è congedata dalla vita come aveva scelto: "Siamo noi a decidere"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Laura Santi, giornalista di 50 anni, ha posto fine alla propria esistenza lunedì sera nella sua casa, dopo una battaglia legale durata tre anni per ottenere il diritto al suicidio assistito. Affetta da sclerosi multipla, aveva più volte ribadito che la scelta sulla propria vita spettasse unicamente a chi la vive, senza interferenze esterne. "Siamo noi e solo noi a dover scegliere", aveva scritto nella sua lettera di addio, un testo in cui la lucidità delle parole strideva con la drammaticità del gesto.

Quella di Laura Santi non è stata una resa, ma l’affermazione estrema di un principio: la vita, per essere tale, deve poter essere vissuta con dignità fino all’ultimo istante. La sua decisione, maturata tra sofferenza fisica e ostacoli giuridici, riaccende il dibattito sull’eutanasia in Italia, dove la legge ancora non regolamenta in modo chiaro il fine vita. La sua storia, come quella di altri prima di lei, costringe a interrogarsi su quanto lo Stato possa o debba intervenire nelle scelte più intime.

Intanto, in Senato è arrivata l’approvazione definitiva della riforma che separa le carriere dei magistrati, un cambiamento costituzionale che potrebbe modificare profondamente l’assetto della giustizia italiana. E mentre la politica discute di riforme, la cronaca internazionale riporta l’allarme lanciato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, sulla crisi umanitaria a Gaza, dove la carestia sta mietendo vittime silenziose.

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