A Perugia l’ultimo saluto a Laura Santi, il suo appello sul fine vita: "Siate umani"
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Redazione Interno
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La voce di Laura Santi, ferma e lucida, ha riempito la sala durante la cerimonia di commiato a Perugia, dove amici, colleghi e attivisti si sono riuniti per ricordare la giornalista e avvocata scomparsa il 21 luglio scorso dopo aver scelto il suicidio medicalmente assistito. Francesca Mannocchi, che insieme a Francesca Marruco l’ha accompagnata fino agli ultimi istanti, ha proiettato un video in cui Laura, affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla, parlava della sua esistenza con un senso di compiutezza. «La mia è una vita compiuta, ne sono orgogliosa», aveva dichiarato, senza retorica ma con una determinazione che ha segnato il suo percorso.
Il videomessaggio, rivolto ai parlamentari, è un appello disarmante nella sua chiarezza: «Vi chiedo di essere umani». Un invito a respingere il disegno di legge sul fine vita, da lei definito «infausto», perché non regolamenta ma nega un diritto. «Non abbiate paura, non porterà a nessun abuso», aveva aggiunto, sottolineando come la libertà di scelta sia incomprimibile. Parole che risuonano oggi con forza, mentre il dibattito politico rimane diviso su un tema che tocca l’autodeterminazione delle persone.
Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni di cui Laura è stata attivista, ha ricordato il suo impegno: «Si è battuta per la sua libertà e per quella degli altri, anche quando il corpo non le rispondeva più». Un impegno che ha attraversato gli anni della malattia, trasformando la sofferenza in una battaglia collettiva. L’iter legale che l’ha portata a ottenere il via libera per il suicidio assistito è stato seguito passo dopo passo, diventando un caso simbolo di quanto la legge italiana sia ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei.




