L'ultimo saluto a Emilio Fede, una vita tra giornalismo e polemiche

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’addio a Emilio Fede, scomparso all’età di 94 anni dopo un lungo periodo di ricovero, si è consumato nel segno della riservatezza che lui stesso aveva voluto, lontano dai riflettori che per decenni avevano caratterizzato la sua esistenza. Le esequie si sono tenute giovedì 4 settembre nella chiesa di Dio Padre a Milano 2, celebrate da don Gianni Cazzaniga, con la successiva cremazione e il trasferimento delle ceneri a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino. Lì riposerà accanto alla moglie Diana De Feo, mancata nel 2021, in quella cappella di famiglia che lui considerava il proprio approdo finale, come più volte aveva precisato ai suoi cari.

La figura di Fede, che ha diretto il Tg4 con uno zelo innegabile e per molti versi inconfondibile, rimane indissolubilmente legata a un’epoca precisa del panorama mediatico italiano. Il suo approccio al giornalismo, spesso definito “irresistibile” dai suoi estimatori e oggetto di feroci critiche dagli avversari, ha segnato un’era. Un ricordo personale, tra i tanti che circolano, lo colloca nella redazione del suo telegiornale in un momento di forte tensione politica, quando l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi rinviò alle Camere la legge Gasparri, mettendo in discussione, tra le altre cose, il futuro stesso di Rete 4.

I suoi legami, poi, si estendevano ben oltre il perimetro del palinsesto, intrecciandosi con un’Italia fatta di personaggi noti e meno noti. Come nel caso dell’investigatore privato biellese Nicola Santimone, che lo conobbe inizialmente attraverso la ex showgirl Raffaella Zardo, una delle figure – suo malgrado – al centro della tormentata inchiesta giudiziaria passata alla cronaca come Vallettopoli, che proprio da Biella ebbe origine, coinvolgendo, tra gli altri, il compianto Gigi Sabani

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