Tommaso Cerno, la violenza e una vita nel giornalismo
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Redazione Interno
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In un racconto che intreccia, con una lucidità a tratti spiazzante, la sfera professionale e quella più intima e sofferta, Tommaso Cerno ha rievocato, nel corso di una lunga intervista, le esperienze che ne hanno segnato l'esistenza, a partire da un trauma subito nell'infanzia. Il direttore de Il Tempo ha infatti rivelato di aver vissuto, all'età di undici anni, quello che lui stesso ha definito un atto di violenza da parte di un prete, un episodio riguardo al quale, come ha affermato, "non ho mai capito se volevo o non volevo". Una dichiarazione, la sua, che delinea i contorni di un ricordo complesso e doloroso, affrontato senza reticenze ma con la consapevolezza di un conflitto interiore mai completamente risolto, sul quale ha scelto di gettare luce solo ora, dopo molti anni.
Le radici di una vocazione
Il percorso che lo ha portato alla guida di un importante quotidiano nazionale, incarico assunto il primo marzo del 2024, affonda le sue radici in una passione precoce e tenace. Figlio di un tipografo e di un'assistente sociale, Cerno ha ricostruito i suoi esordi assolutamente fuori dal comune, ricordando come, già all'età di quattro anni, utilizzasse le cassette di legno della frutta per allestire un teatrino in giardino e fingere di condurre un telegiornale. Una propensione che non si è affievolita con il tempo, ma che anzi si è strutturata in progetti sempre più ambiziosi: "Ho fondato un giornale alle medie e due al liceo", ha raccontato, citando i nomi di quelle testate giovanili, "Preludio" e "Qualif", nate non senza attriti con il corpo docente. Un apprendistato volontario e determinato che lo ha spinto, a soli quattordici anni, a recarsi a Sirmione per intervistare Aldo Busi, in un'anticipazione di quel coraggio che avrebbe caratterizzato la sua intera carriera, passata per redazioni prestigiose come Il Gazzettino, l'Espresso, Repubblica e il Messaggero Veneto, senza tralasciare una parentesi in Parlamento.
Il peso della testimonianza e una prospettiva sul patriarcato
Oltre al resoconto dell'aggressione sessuale, il giornalista ha inserito nel dialogo con la giornalista del Corriere della Sera una riflessione sulla società contemporanea, avanzando, in controtendenza rispetto al pensiero comune, l'idea che "ci vorrebbe più patriarcato". Un'affermazione che, se da un lato può apparire provocatoria, dall'altro si inserisce in un personale e articolato ragionamento sui modelli culturali e relazionali, sviluppato anche a seguito del profondo impatto che ebbe su di lui il caso di Eluana Englaro, un evento che, come ha sottolineato, gli "cambiò la vita". Queste dichiarazioni, nel loro insieme, contribuiscono a delineare il profilo di un uomo che non separa la sua storia personale dal suo sguardo pubblico sul mondo, portando con sé, come ha rivelato, anche il peso di una malattia oncologica con la quale convive da un decennio.
La carriera attuale e il racconto come affermazione
Oggi alla conduzione di "Domenica In" accanto a Mara Venier, Tommaso Cerno incarna la figura del giornalista che, partito dal basso e forgiato da esperienze dirette, ha costruito la propria autorevolezza attraverso un impegno costante. La decisione di parlare pubblicamente di episodi tanto privati e laceranti appare, in quest'ottica, non come una semplice confessione, ma come un ulteriore atto di narrazione, l'ultimo di una lunga serie. È il gesto di chi, avendo fatto della cronaca la propria ragione di vita, sceglie di applicare i suoi stessi principi alla propria biografia, trasformando un dolore privato in un tassello di una storia più ampia, consegnandolo alla sfera pubblica con tutte le sue inevitabili ambiguità e ferite aperte.




