Caos aeroporti, Adjimi: il piano Italia regge meglio di quello Uk

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il caos aeroporti che ha colpito il Regno Unito dopo il guasto al sistema informatico di controllo del traffico aereo è stato definito da Adjimi di Argo come un problema di gestione della crisi e continuità operativa, non come un attacco hacker. Le conseguenze del blocco hanno coinvolto numerosi voli e passeggeri, con disagi negli scali britannici e ripercussioni anche sui collegamenti internazionali.

La gestione dell’emergenza e il ruolo dei piani operativi

Secondo Adjimi, il punto centrale riguarda l’assenza di piani di disaster recovery e continuità operativa adeguatamente testati, insieme alla difficoltà nel gestire uno scenario di indisponibilità di alcuni servizi. Per affrontare situazioni di questo tipo vengono normalmente predisposte procedure precise, con attività definite, fasi operative e responsabilità assegnate agli attori coinvolti. La capacità di attivare rapidamente questi meccanismi diventa un elemento decisivo quando un’infrastruttura tecnologica essenziale subisce un’interruzione.

Il confronto indicato dall’esperto riguarda anche la differenza tra l’approccio seguito nel Regno Unito e quello adottato in Italia nella gestione delle crisi operative. Il piano anticrisi britannico viene valutato negativamente rispetto al modello italiano, ritenuto più efficiente nell’organizzazione delle risposte a eventi che compromettono la continuità dei servizi. La questione non riguarda soltanto il guasto tecnico, ma il modo in cui vengono preparate e applicate le misure necessarie per limitare gli effetti sui sistemi coinvolti.

Le conseguenze negli aeroporti britannici

Il blocco del sistema informatico di controllo del traffico aereo britannico ha provocato cancellazioni su larga scala e ha lasciato centinaia di migliaia di persone alle prese con ritardi e modifiche ai programmi di viaggio. Negli aeroporti di Heathrow e Gatwick sono state documentate scene di forte difficoltà, con passeggeri costretti ad attendere a lungo, bagagli accumulati e persone rimaste senza una sistemazione immediata.

L’evento ha avuto effetti anche su chi si trovava nel Regno Unito per motivi scolastici. Un gruppo di 37 studenti di Rovereto è rimasto una notte aggiuntiva a Londra in attesa della riprogrammazione del volo cancellato dopo il blocco del sistema radar, riuscendo poi a rientrare dalle proprie famiglie. L’episodio ha mostrato come un’interruzione nei servizi di controllo possa incidere anche su viaggi organizzati e spostamenti collettivi.

Il guasto tecnico e l’esclusione dell’ipotesi cyber

Le autorità hanno escluso un cyberattacco ostile come origine del problema, concentrando l’attenzione sul malfunzionamento tecnico che ha interessato il sistema informatico utilizzato per il controllo del traffico aereo. La distinzione tra un attacco esterno e un’interruzione operativa è centrale nell’analisi di eventi di questo tipo, perché determina procedure, responsabilità e modalità di ripristino.

La vicenda ha evidenziato la necessità di verificare costantemente la preparazione dei sistemi critici e delle procedure previste in caso di emergenza. La continuità operativa richiede infatti non solo strumenti tecnologici funzionanti, ma anche organizzazioni capaci di applicare rapidamente protocolli già definiti quando un servizio essenziale viene meno.

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