Emily Wilson contro Nolan: "Mi vergognerei della sceneggiatura dell'Odissea"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La traduttrice britannica Emily Wilson, celebre per la sua versione inglese dell'Odissea, ha definito "pessima" la scrittura del kolossal cinematografico diretto da Christopher Nolan, in un'intervista che ha subito fatto il giro del web. "Mi vergognerei di aver scritto anche solo una parte di questa sceneggiatura", ha dichiarato la filologa, con una laconica durezza che ha colpito l'industria hollywoodiana, mentre il film continua a macinare incassi record in tutto il mondo e a infiammare le discussioni tra gli appassionati di cinema e letteratura classica.
La presa di posizione della Wilson arriva a poche settimane dall'uscita nelle sale italiane del lungometraggio, attualmente in programmazione anche al Cinema Adriano di Firenze, in via Romagnosi 46, da giovedì 30 luglio fino a domenica 2 agosto 2026, con proiezioni che includono la versione in lingua originale sottotitolata in italiano per i puristi e i curiosi.
L'incipit conteso e l'elogio del regista
All'origine della polemica, che ha riacceso i riflettori sul rapporto tra il grande schermo e il poema omerico, c'è un passaggio specifico: in una delle prime interviste rilasciate per promuovere il film, Nolan aveva citato proprio la traduzione della Wilson, lodandone l'incipit, "Parlami di un uomo complicato", come fonte di ispirazione per la sua rilettura cinematografica dell'eroe greco.
La stessa traduttrice, tuttavia, ha ribaltato il giudizio con una critica radicale, rivendicando la profondità e la complessità del testo originale contro quella che considera una banalizzazione operata dalla sceneggiatura, affidata alla penna del regista stesso, che ha preferito concentrarsi sugli effetti spettacolari e sulle dinamiche action a discapito della psicologia dei personaggi e della tensione drammatica tipica dell'epica classica.
Trama e cast di un blockbuster da record
La pellicola, che vanta un cast stellare composto da Matt Damon nei panni di Ulisse, Anne Hathaway in quelli di Penelope e Tom Holland nel ruolo di Telemaco, con la partecipazione di Robert Pattinson, Lupita Nyong'o, Zendaya e Charlize Theron, segue le peripezie del re di Itaca dopo la caduta di Troia, narrate attraverso il lungo e travagliato viaggio di ritorno verso casa, tra mostri, divinità vendicative e prove di forza e intelligenza.
Il film ha firmato il miglior weekend d'esordio nella carriera del regista di "Oppenheimer" e "Tenet", raccogliendo consensi anche tra il pubblico più giovane che, come riportano diverse cronache, ha trovato nell'opera una straordinaria attualità nella rappresentazione della guerra e delle sue atrocità, pur allontanandosi in molti punti dalla fonte letteraria per esigenze di ritmo e di spettacolarità pura.
La bocciatura degli italiani sul poema di Omero
Proprio mentre il kolossal di Nolan infiamma i botteghini e le conversazioni estive, un'indagine nazionale condotta da Libreriamo ha rivelato un dato piuttosto imbarazzante per il pubblico italiano: oltre 7 cittadini su 10, infatti, non superano la sufficienza in un test sulla conoscenza del poema omerico, con errori che riguardano la trama, i personaggi principali e persino le ambientazioni geografiche dei viaggi di Ulisse, e che in molti casi sfiorano l'assurdo.
Questo scollamento tra il successo commerciale del film, che ha riportato il mito in cima alle classifiche mondiali, e l'effettiva familiarità con l'opera originale, ha acceso un dibattito sulla funzione divulgativa o meno delle trasposizioni cinematografiche e sulla responsabilità degli autori nel trattare materiali culturali così profondamente radicati nell'immaginario collettivo, come dimostra la presa di posizione netta della studiosa britannica che non ha esitato a bocciare senza appello il lavoro di Nolan.
Il confronto tra filologia e spettacolo
La critica della Wilson, che ha dedicato anni allo studio e alla traduzione dei testi omerici per restituirne la musicalità e la complessità semantica, tocca il nervo scoperto di un adattamento cinematografico che, pur nella sua potenza visiva e nella sua capacità di attrarre folle enormi, viene giudicato dalla filologa come gracile sul piano della scrittura, lontano anni luce dalla potenza narrativa e dalla profondità psicologica del poema che pure dichiara di omaggiare.
Dall'altra parte, i sostenitori del regista britannico sottolineano come il cinema sia un linguaggio autonomo, che non deve necessariamente rispondere ai canoni della fedeltà letteraria, e che anzi la forza di Nolan risieda proprio nella capacità di reinventare i miti, proiettandoli in una dimensione contemporanea e personale, come già dimostrato con le sue riletture di Batman o del concetto di tempo e memoria, anche se per la traduttrice questo non basta a salvare una sceneggiatura che definisce imbarazzante e mal congegnata, quasi un tradimento dello spirito originario dell'epica omerica.
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