Piazza Affari chiude piatta a 52.177 punti, petrolio vicino a 100 dollari e Opas Tim al centro dell'attenzione
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Redazione Economia
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La seduta di Piazza Affari si è conclusa con un sostanziale pareggio, con l'indice Ftse Mib che ha registrato un marginale arretramento dello 0,10% attestandosi a quota 52.177 punti, un livello che rimane comunque storicamente elevato per il listino milanese.
Gli operatori, in una giornata caratterizzata da un clima di attesa, hanno preferito mantenersi cauti in vista della pubblicazione dei dati macroeconomici statunitensi sull'andamento dei prezzi, previsti per giovedì con l'indice dei prezzi alla produzione e per venerdì con quello al consumo, indicatori che potrebbero offrire spunti decisivi per comprendere le prossime mosse della Federal Reserve.
Il greggio torna a far paura, il Brent si avvicina a quota 100 dollari
A pesare sugli umori dei mercati europei è stato ancora una volta il caro greggio, la cui impennata è stata alimentata dalle rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran, con i raid statunitensi che hanno colpito petroliere iraniane nei pressi dell'isola di Kharg, e i bombardamenti degli Houthi filo-iraniani contro gli impianti di Aramco in Arabia Saudita, hanno riacceso i timori per l'approvvigionamento energetico.
Il Brent del Mare del Nord, il benchmark internazionale per l'Europa, ha sfiorato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, toccando un picco di 98,82 dollari, mentre il WTI americano ha superato i 93 dollari.
Intermonte e il commento sulle tensioni in Medio Oriente
Gli analisti del team Advisory & Gestione di Intermonte hanno osservato come il dispiegamento militare nel Golfo resti consistente, con alcuni scenari che prefigurano un prolungarsi del conflitto fino al 2027, mantenendo alto il rischio di un ritorno del greggio sui massimi toccati all'inizio delle ostilità.
La situazione è resa ulteriormente complessa dalle dichiarazioni del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, il quale ha avvertito che la "guerra economica" degli Stati Uniti potrebbe essere contrastata con l'istituzione di una "zona di esclusione marittima" attraverso il Golfo Persico.
Tim corre in borsa, il rilancio di Poste Italiane fa scattare l'opas
In questo contesto di incertezza, il titolo che ha catalizzato l'attenzione a Piazza Affari è stato Tim, che ha messo a segno un deciso balzo in scia alle novità relative all'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Poste Italiane.
Il consiglio di amministrazione di Poste, guidato dall'amministratore delegato Matteo Del Fante, ha infatti deciso di rilanciare l'offerta su Telecom Italia, aumentando la componente in denaro del corrispettivo di 0,30 euro per azione, portando il corrispettivo complessivo a 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione per ogni titolo Tim portato in adesione.
La decisione di rinunciare alla condizione soglia del 66,67% dei diritti di voto, acquistando tutte le azioni che verranno offerte indipendentemente dal quantitativo, ha rappresentato un ulteriore segnale di forza dell'operazione, che avrà una riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre, dopo la scadenza prevista per l'11 settembre.
L'adesione del management e il clima di attesa per la Fed
Già nella settimana scorsa, l'amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, e i dirigenti con responsabilità strategiche avevano portato in adesione le proprie azioni all'offerta, un atto che il consiglio di amministrazione del gruppo aveva giudicato congruo dal punto di vista finanziario, condividendone il razionale e le prospettive industriali. Il movimento del titolo (+3,12%) è stato particolarmente significativo, portando le azioni a quota 7,71 euro, al di sopra del prezzo dell'offerta rilanciata da Poste.
Le attese sui dati macro Usa e le ipotesi sui tassi
Lo scenario macroeconomico, con il petrolio che alimenta l'inflazione, ha riacceso i timori di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve in autunno. Le attese per i dati sull'inflazione statunitense sono elevate, poiché un dato superiore alle stime potrebbe spingere la banca centrale americana a un intervento restrittivo, un'ipotesi che già in precedenza aveva trovato sostegno nelle dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh.
La tensione sui mercati obbligazionari, con il rendimento del Treasury a due anni in rialzo, e l'andamento altalenante delle Borse europee, con Francoforte, Parigi e Madrid in territorio negativo, riflettono la crescente difficoltà degli investitori nel decifrare le prossime mosse delle banche centrali in un contesto di persistente instabilità geopolitica e rincari delle materie prime.
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